Sanità in Calabria: aumentano le rinunce alle cure e peggiorano i tempi d’attesa per visite ed esami

Il report della Fondazione Gimbe su dati Agenas evidenzia il divario con la media nazionale: oltre il 10% dei cittadini rinuncia alle prestazioni sanitarie, mentre prevale l'uso della classe di priorità programmabile

L’accesso alle prestazioni sanitarie in Calabria continua a presentare criticità strutturali che impattano direttamente sul diritto alla salute dei cittadini. Secondo i dati Istat analizzati dalla Fondazione Gimbe, nel 2025 il 10,4% della popolazione regionale ha rinunciato ad almeno una visita o a un accertamento diagnostico necessario, un valore superiore alla media nazionale (9,6%).

L’allungamento delle liste d’attesa si conferma tra i fattori determinanti di questo fenomeno, arrivando a coinvolgere non soltanto le fasce socio-economiche più fragili, ma anche i nuclei familiari a reddito fisso esposti all’aumento del costo della vita.

Il confronto dei dati Agenas (primi 9 mesi 2026 vs 2025)

L’analisi del monitoraggio Agenas condotta da Gimbe evidenzia un andamento in controtendenza rispetto al panorama nazionale per i primi nove mesi del 2026:

  • Primi accessi e visite specialistiche: la quota di prenotazioni garantite entro i tempi previsti in Calabria ha registrato un calo del 2,7%.

  • Esami diagnostici: le prenotazioni erogate entro la soglia limite sono diminuite del 2,1%.

  • Dato nazionale: a livello italiano si osserva invece un incremento medio dell’1,7% nell’erogazione tempestiva sia per le visite sia per la diagnostica. La Calabria rientra così tra le sei regioni con indicatori in peggioramento in entrambi i settori.

La gestione delle classi di priorità e l’appropriatezza prescrittiva

Un elemento centrale dell’analisi riguarda la distribuzione dei codici di priorità all’atto della prescrizione.

Distribuzione Classe P (Programmabile - entro 120 giorni) per le prime visite:
[Calabria]  ████████████████████████████████████ 66,0%
[Italia]    █████████████ 34,9%

L’assegnazione della classe P (Programmabile), che prevede un limite massimo di attesa di 120 giorni, riguarda il 66% delle prime visite in Calabria, contro una media nazionale del 34,9%. Agenas evidenzia come tale discrepanza sia riconducibile anche a un utilizzo improprio della classe P, spesso attribuita a controlli o visite di follow-up (secondi accessi) anziché a effettivi primi accessi. Questa incongruenza segnala la necessità di migliorare la presa in carico continuativa dei pazienti e di uniformare i criteri prescrittivi.

I limiti del sistema di monitoraggio

Come sottolineato dal presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, il sistema attuale rileva l’intervallo compreso tra il contatto con il CUP e la prima data utile offerta, senza tracciare l’intero percorso del paziente dalla prescrizione all’effettiva erogazione.

A livello nazionale, nei primi nove mesi del 2026 le prenotazioni tracciate sono salite a 21,8 milioni (rispetto ai 19,7 milioni dello stesso periodo del 2025). Tuttavia, oltre quattro milioni di prenotazioni sono rimaste oltre i limiti di tempo. L’incremento delle prestazioni tempestive è derivato per l’81,5% dall’aumento dei volumi totali di attività e solo per il 18,5% da un reale miglioramento dell’efficienza erogativa.

Per la sanità calabrese emerge dunque l’esigenza di disporre di dati disaggregati per singola azienda sanitaria, classe di priorità e tipo di prestazione, al fine di individuare dove si concentrino i ritardi e valutare il numero di richieste escluse dal circuito di prenotazione.

Redazione

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