Si è aperta con un confronto ad alto livello istituzionale ed ecclesiale la seconda edizione del Festival della Pace, la cui serata inaugurale si è tenuta presso il Complesso polifunzionale “Città del Sole” in località Badessa di Mussano Superiore. Promossa dalla Comunità Regina Pacis e da don Dante Bruno, la kermesse ha visto la partecipazione dell’ex presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, del vicepresidente della Giunta regionale della Calabria, Filippo Mancuso, e di S.E. Mons. Francesco Savino, Vescovo di Cassano all’Ionio e vicepresidente della CEI per l’Italia Meridionale.
Ad aprire il dibattito è stato l’intervento del Sindaco di Cosenza, Franz Caruso, che ha incentrato la propria riflessione sul ruolo chiave delle comunità locali e delle amministrazioni pubbliche nel processo di costruzione della pace.
«Amministrare una città significa tenere insieme persone diverse senza chiedere loro di diventare uguali. Significa comporre interessi differenti, ascoltare anche chi protesta, occuparsi di chi non ha voce. Dietro ogni numero, ogni bilancio e ogni pratica amministrativa c’è una persona: questa è già una forma concreta di costruzione della pace», ha esordito il primo cittadino.
Nel corso del suo saluto, Caruso ha affrontato il tema della pace superandone la sola dimensione geopolitica e rimarcando la responsabilità diretta dei territori. «Il rischio più grande oggi non è solo abituarsi alla guerra, ma abituarsi all’impotenza, pensando che la pace sia materia da capi di Stato o grandi diplomazie. È vero l’esatto contrario. La pace comincia nei luoghi in cui le persone vivono insieme: in una scuola, in una famiglia, in un quartiere e dentro un Palazzo comunale».
Il Sindaco ha poi posto l’accento sulla giustizia sociale, indicando nelle criticità dei territori — dal lavoro dignitoso al contrasto allo sfruttamento dei migranti, fino alla cura delle periferie e alle fragilità dei giovani di fronte ai linguaggi digitali — il terreno di prova fondamentale per l’affermazione dei diritti. «Una pace senza giustizia rischia di essere soltanto una tregua. Cosenza ha una storia di accoglienza e dialogo. Oggi la nostra responsabilità è essere un luogo nel quale la pace non solo si proclama, ma si pratica».
Infine, richiamando il filo conduttore dell’iniziativa, orientato al messaggio “verso una pace disarmata e disarmante”, il primo cittadino ha offerto una riflessione sul modello di sviluppo contemporaneo e sul ruolo primario delle relazioni umane nelle dinamiche di crescita cittadina.
«Abbiamo vissuto una stagione in cui eravamo convinti che il progresso consistesse solo in velocità e tecnologia, ma oggi dobbiamo chiederci se la vera evoluzione non sia, invece, la capacità di non perdere l’umano. Una società tecnologicamente avanzata, ma incapace di riconoscere la dignità dell’altro, sarebbe paradossalmente potentissima e, allo stesso tempo, drammaticamente povera. Per questo una città cresce davvero solo quando costruisce relazioni e non soltanto opere murarie. In questo contesto, le istituzioni non devono avere la pretesa di pronunciare sempre l’ultima parola, quanto piuttosto il dovere di creare luoghi fisici e mentali in cui le diverse parole possano finalmente incontrarsi. Ed è esattamente ciò che accade qui questa sera: inaugurando questo tavolo di confronto, la democrazia riassume la sua funzione più alta, perché diventa incontro, ascolto e responsabilità che parte dal basso», ha concluso Caruso.
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