Si inasprisce il dibattito sul futuro dell’assetto mercatale nel Comune di Rende. In seguito alle recenti dichiarazioni dell’assessore Veronica Stellato, l’ANA-UGL Calabria è intervenuta per ribadire una posizione di ferma opposizione al trasferimento delle attività commerciali, delineando i dettagli del confronto avvenuto con i vertici municipali.
Secondo quanto riferito dalle rappresentanze sindacali, le sigle di categoria avrebbero espresso un orientamento unanime durante l’ultimo tavolo tecnico: la priorità deve rimanere la riorganizzazione e il potenziamento dell’area attuale, escludendo categoricamente il ritorno alla sede storica. Nonostante l’assessore Stellato si sia impegnata a riferire le istanze degli operatori al Sindaco, l’Amministrazione sembrerebbe intenzionata a proseguire con il piano di delocalizzazione nel vecchio sito, pur lasciando aperta la porta a eventuali valutazioni supplementari.
L’ANA-UGL ha sollevato dubbi sostanziali sulla validità della strategia comunale, supportando la propria tesi con dati statistici e logistici:
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Il declino commerciale: Il sindacato ricorda che nel decennio 2009-2019, periodo in cui il mercato era ubicato nel sito proposto, il numero degli operatori subì una contrazione drastica, passando da 220 a circa 30 unità. Tale flessione è indicata come prova dell’inefficacia commerciale della zona.
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Sicurezza idrogeologica: L’area in questione risulta classificata a rischio idrogeologico. Le criticità, evidenzia il sindacato, si manifesterebbero già in presenza di precipitazioni ordinarie, rendendo impossibile garantire la continuità lavorativa e la sicurezza degli utenti.
La nota sindacale si conclude con un monito severo: l’associazione denuncia il rischio che i tavoli di confronto diventino una mera formalità per legittimare decisioni già assunte. La delegazione dei commercianti ha dichiarato che il trasferimento non è oggetto di negoziazione e che, in assenza di un passo indietro da parte dell’Amministrazione, gli operatori sono pronti a disertare il mercato di Rende e ad avviare forme di protesta legali per tutelare la propria dignità professionale.
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