Si è concluso con una sentenza di condanna il processo di primo grado relativo al tragico decesso di un feto durante un parto gemellare avvenuto presso la Casa di Cura “Sacro Cuore” di Cosenza. Il Tribunale cittadino ha condannato il ginecologo Domenico Introini alla pena di nove mesi di reclusione, disponendo contestualmente l’interdizione dai pubblici uffici per lo stesso periodo.
Le tesi d’accusa e la decisione del giudice
La sentenza ha superato nelle conclusioni la richiesta della Procura della Repubblica, rappresentata in aula dal Pubblico Ministero Donatella Donato, che aveva invocato una pena di sei mesi previa concessione delle attenuanti generiche.
Determinante ai fini del verdetto è stata la ricostruzione processuale sostenuta dalla parte civile, rappresentata dall’avvocato Massimiliano Coppa, esperto in colpa medica. Attraverso una documentata disamina delle fasi cliniche, la difesa della famiglia ha evidenziato una serie di condotte omissive e difettose che avrebbero caratterizzato l’intero iter assistenziale, dalla fase prenatale fino al momento del parto.
Le criticità cliniche e la struttura sanitaria
Il dibattimento ha fatto emergere gravi perplessità sulla scelta di avviare il parto presso la casa di cura cosentina. Secondo quanto emerso dalle testimonianze dei consulenti tecnici — sia della parte civile che del PM — la paziente, una donna di 41 anni con una gravidanza gemellare monocoriale biamniotica, era classificabile come soggetto ad alto rischio di complicanze.
Le principali censure mosse dai periti riguardano:
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L’inadeguatezza della struttura: La clinica, essendo un centro di “primo livello”, non avrebbe dovuto prendere in carico una gestazione così complessa.
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La tempistica del parto: L’intervento sarebbe avvenuto in tempi sensibilmente superiori rispetto a quelli prescritti dalle Linee Guida internazionali.
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La condotta del sanitario: Al ginecologo viene contestata una gestione non conforme ai protocolli di sicurezza per il monitoraggio e l’espulsione dei feti.
La difesa del medico, affidata all’avvocato Roberta Sette, ha sostenuto la correttezza dell’operato del professionista, ma le risultanze peritali hanno convinto il giudice della sussistenza della responsabilità penale per le plurime inadempienze rilevate.
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