Docente di sostegno aggredita in una scuola del Cosenza, la lettera: «Non è l’episodio il problema, ma il sistema»

Una insegnante in servizio in un istituto della provincia ha raccontato, in forma anonima, la crisi di una studentessa con disabilità grave, avvenuta pochi giorni dopo l'inizio delle lezioni

Una crisi improvvisa in classe, l’intervento del personale sanitario, le medicazioni. È l’esperienza di una docente di sostegno in servizio in un istituto della provincia di Cosenza, che ha affidato a una lettera, pubblicata dal Quotidiano del Sud e firmata in forma anonima, il racconto di quanto le è accaduto nei primi giorni del nuovo anno scolastico.

Secondo quanto riferito dall’insegnante, l’episodio è avvenuto poco dopo l’inizio delle lezioni, mentre seguiva una studentessa di una classe prima con un quadro clinico molto complesso. Durante quella che in gergo tecnico viene definita “comportamento problema”, la docente è rimasta ferita ed è stata soccorsa in ospedale. Un’aggressione, precisa, del tutto involontaria: la ragazza, per la gravità della sua condizione, non aveva piena consapevolezza dei propri gesti né delle conseguenze.

Proprio per questo la docente tiene a un chiarimento: la vicenda non deve trasformarsi in un atto d’accusa verso una studentessa fragile, né alimentare paure. Il punto, scrive, è un altro. Quello che l’episodio le ha mostrato è quanto sia sottile il confine tra la responsabilità affidata a un insegnante e la solitudine in cui deve esercitarla.

Poche informazioni, poco tempo

Al centro della denuncia c’è la mancanza di strumenti a disposizione di chi entra in aula. A pochi giorni dall’avvio delle attività, racconta, non aveva ancora avuto modo di conoscere la ragazza, di comprenderne i bisogni e le reazioni. Un docente di sostegno, sostiene, può trovarsi davanti a situazioni molto delicate senza tutte le informazioni necessarie e senza una rete pienamente operativa fatta di scuola, famiglia, educatori, assistenti e servizi sociosanitari. Da qui l’interrogativo rivolto al sistema: «chi sostiene chi sostiene?»

Una questione di sistema

La lettera non punta il dito contro singole persone. Non si tratta, spiega l’autrice, di responsabilità dell’insegnante, del dirigente o dello studente, ma di un’organizzazione che chiede risultati senza costruire sempre le condizioni per raggiungerli. Anche i dirigenti scolastici, osserva, si trovano a gestire bilanci, procedure ed emergenze con risorse non sempre proporzionate ai problemi.

La docente descrive inoltre il peso di un percorso professionale fatto di concorsi, graduatorie e precariato, e di ruoli che spesso arrivano lontano da casa, con viaggi settimanali, affitti e separazioni dalla famiglia. Un carico che, a suo dire, l’opinione pubblica tende a ridurre allo stereotipo delle diciotto ore settimanali e delle lunghe vacanze.

Le richieste

Le richieste sono concrete: più risorse e più personale, équipe multidisciplinari, informazioni adeguate prima dell’ingresso in classe, formazione reale e prevenzione. La sicurezza dei docenti e la tutela degli studenti, insiste, non sono diritti in conflitto ma parti della stessa responsabilità. La scuola, conclude, non deve diventare più facile, ma più giusta: una scuola che si regge sulla capacità di resistere dei singoli, avverte, prima o poi si spezza.

Redazione

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