Ammonta a un duro atto di accusa politico l’intervento di Giuseppe Lo Feudo, già direttore generale delle Ferrovie della Calabria e socio Si.Po.Tra. (Società Italiana di Politica dei Trasporti), in merito alla vicenda della municipalizzata Amaco. Al centro del dibattito vi sono le recenti scelte gestionali dell’amministrazione comunale di Cosenza, a partire dall’annuncio, da parte dell’assessore Damiano Covelli, di una nuova linea di quattro minibus destinata a collegare le periferie con l’Aias. Un’iniziativa che, secondo la ricostruzione di Lo Feudo, evidenzierebbe una mancanza di continuità con la realtà operativa dell’azienda, attualmente sottoposta a liquidazione giudiziale e all’avvio della procedura di licenziamento collettivo per il personale.
L’analisi di Lo Feudo mette in discussione la fattibilità di una nuova programmazione dei servizi in una fase contrassegnata dal ridimensionamento dell’organico, evidenziando inoltre come l’attivazione delle tratte necessiti di una concertazione estesa con altri soggetti del settore, quali Cometra e la Regione Calabria.
Il nodo centrale della contestazione riguarda tuttavia la cronologia delle decisioni amministrative. Secondo l’esponente di Si.Po.Tra., il rischio di dissesto di Amaco sarebbe stato segnalato ai vertici comunali già nelle fasi antecedenti e immediatamente successive all’insediamento dell’attuale giunta. In tale contesto, sarebbe stata offerta a Palazzo dei Bruzi la disponibilità di un affiancamento tecnico e specialistico a titolo gratuito tramite le associazioni nazionali di categoria, a condizione di intervenire tempestivamente sulla governance aziendale.
Sulla base della ricostruzione presentata, il Comune non avrebbe attuato tali contromisure, procedendo successivamente all’approvazione dei bilanci relativi agli esercizi 2021 e 2022 e assumendo impegni patrimoniali in qualità di socio unico — tra cui la svalutazione di crediti, ipotesi di ricapitalizzazione e vari conferimenti — in una fase in cui il quadro economico risultava già compromesso. Scelte che, sottolinea Lo Feudo, meriterebbero una verifica approfondita in termini di impatto sulle finanze pubbliche.
A seguito del mancato accoglimento del piano di concordato e dell’ingresso della società nella procedura fallimentare, il focus del dibattito si sposta sulla tempistica delle azioni preventive. Lo Feudo, pur distinguendo la valutazione di natura politica da eventuali profili di altra responsabilità, solleva interrogativi sull’efficacia delle misure adottate dal Comune dopo la presa d’atto della gravità della crisi.
La richiesta avanzata riguarda l’avvio di una ricostruzione documentale trasparente e dettagliata dell’intera vicenda — attraverso la verifica di verbali, delibere e corrispondenza ufficiale — per chiarire le responsabilità amministrative legate alla gestione del trasporto pubblico cittadino.
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