Si complica ulteriormente la vertenza legata all’Amaco, la società di trasporto pubblico locale di Cosenza in liquidazione. In assenza di convocazioni o iniziative ufficiali da parte della Regione Calabria — a dispetto dei solleciti avanzati dai sindacati durante la mobilitazione in piazza dei Bruzi e dal sindaco Franz Caruso —, prende il via il confronto decisivo per la gestione degli esuberi del personale.
Nella sede aziendale di contrada Torrevecchia è stato fissato il primo incontro tra le rappresentanze sindacali di categoria e il curatore fallimentare, Fernando Caldiero. Al centro del tavolo c’è l’avvio formale dell’esame congiunto per la procedura di licenziamento collettivo, le cui preinformative erano già state recapitate ai 108 lavoratori interessati un mese fa. I tempi della trattativa prevedono una durata massima di dieci giorni, prorogabili per un pari periodo su autorizzazione del giudice delegato del Tribunale di Cosenza, con la curatela orientata a definire il percorso nel minor tempo possibile.
L’orientamento verso il recesso dai contratti di lavoro trova origine nel fallimento del piano di cessione al Consorzio Autolinee Tpl. L’offerta avanzata dal gruppo privato Carlomagno — che prevedeva un investimento di oltre due milioni di euro con la garanzia del mantenimento dei livelli occupazionali e dei diritti acquisiti — non aveva trovato il consenso della maggioranza delle sigle sindacali (con l’eccezione della Fit Cisl), contrarie alla privatizzazione e orientate verso una soluzione a partecipazione pubblica. Di conseguenza, la curatela ha proceduto con la vendita atomistica dei beni aziendali per fare cassa a tutela dei creditori.
La scadenza delle procedure coincide con il 30 settembre, termine ultimo dell’ennesima proroga dell’esercizio provvisorio. Qualora il tavolo odierno non dovesse produrre intese sulle modalità di accompagnamento all’uscita o su forme di mitigazione dell’impatto occupazionale, dal 1° ottobre la copertura del servizio di trasporto urbano rischia di rimanere scoperta.
Tra le opzioni teoricamente sul campo per scongiurare la paralisi figurano l’affidamento d’urgenza da parte della Regione ad altre aziende consorziate in Cometra oppure l’intervento di Ferrovie della Calabria. Entrambe le soluzioni presentano tuttavia forti criticità sul piano della sostenibilità economica per i soggetti subentranti, lasciando aperto il concreto rischio di un’interruzione del servizio per l’utenza cittadina.
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