Cosenza, le condanne e le assoluzioni nel rito abbreviato dell’inchiesta “Recovery”

I numeri della sentenza e il bilancio del gup del Tribunale di Catanzaro

Stangata per la ‘ndrangheta cosentina con quattro secoli di condanne complessive decise nei confronti di 51 imputati, a fronte di 25 assoluzioni. Questo il bilancio della sentenza pronunciata dal gup del tribunale di Catanzaro, all’esito del procedimento celebrato con rito abbreviato e scaturito dall’inchiesta della Dda di Catanzaro denominata Recovery, una costola della maxi operazione Reset

L’impianto accusatorio ha sostanzialmente retto alla prova del primo verdetto giudiziario, colpendo duramente molti dei soggetti ritenuti centrali all’interno del sistema criminale cosentino.

Le condanne più pesanti e i nomi “eccellenti”

La stangata più rilevante ha riguardato i presunti vertici e i nomi di spicco della consorteria:

  • Francesco Patitucci: 26 anni di carcere (pena in continuazione), indicato come il vertice della Confederazione di ndrangheta cosentina.
  • Condanne a 20 anni: Carlo Bruno, Michele Di Puppo, Antonio Illuminato, Marco Lucanto, Filippo Meduri, Mario Piromallo, Roberto Porcaro, Michele Rende.
  • Gianfranco Sganga: condannato a 19 anni di reclusione.

La posizione di Francesco Strangio

Tra i condannati figura anche Francesco Strangio (7 anni e un mese). Secondo la ricostruzione della Dda, i clan del Cosentino lo avrebbero aiutato a rendersi irreperibile durante un periodo di latitanza, collaborando contestualmente nella fornitura di sostanze stupefacenti con la sua associazione di narcotraffico.

Gli sviluppi: il processo ordinario e i retroscena svelati dai pentiti

Mentre si chiude il capitolo del rito abbreviato, resta in corso davanti alla Corte d’Assise di Cosenza il processo ordinario nei confronti degli altri imputati coinvolti nell’inchiesta.

Nelle ultime udienze, le aule di giustizia sono state teatro delle rivelazioni di diversi collaboratori di giustizia. Le deposizioni dei pentiti hanno fatto riemergere i meccanismi del Sistema Cosenza retto da regole non scritte ma ferree per governare gli equilibri (spesso instabili) delle cosche:

  • Il divieto di “sottobanco”: Severissimo divieto di acquistare droga al di fuori dei canali stabiliti dai sodalizi criminali bruzi, pena punizioni esemplari.
  • Le bacinelle: Le casse comuni destinate a raccogliere i proventi illeciti. Una di queste, in particolare, sarebbe stata alimentata esclusivamente dai fondi della droga, denaro utilizzato per pagare i legali e garantire uno “stipendio” alle famiglie dei detenuti.
  • Il ruolo degli “Zingari”: Le dichiarazioni dei collaboratori Celestino Abbruzzese (detto Micetto) e Ivan Barone hanno confermato il carattere unitario del gruppo degli Zingari di Cosenza e di Cassano allo Jonio, legati non solo da vincoli di parentela ma da una solida strategia criminale comune.
Redazione

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