Cosenza, confermata la condanna in Appello per Revenge Porn

La Corte d'Appello di Catanzaro conferma la sentenza contro l'uomo reso noto dal servizio de 'Le Iene'. Nell'archivio 7.000 tra foto e video non consensuali

La Corte d’Appello di Catanzaro ha confermato la condanna per diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite a carico di un uomo di Cosenza. Il caso, esploso due anni fa, aveva avuto grande risonanza mediatica dopo un servizio de “Le Iene” andato in onda nel maggio 2024. La sentenza, emessa il 10 luglio dal presidente Antonio Giglio, conferma la colpevolezza dell’uomo, accusato di aver condiviso online, senza consenso, video e foto intime di diverse partner. La notizia è stata diffusa dall’associazione ADPS (Diritti Prevenzione e Sicurezza).

L’uomo, che si presentava come fotografo e documentarista, era già finito sotto i riflettori quando la giornalista Nina Palmieri lo aveva intercettato e intervistato a Cosenza sulle numerose vittime del suo comportamento. Le indagini hanno ricostruito il suo modus operandi: riprendeva i rapporti sessuali a insaputa delle donne, oscurando poi il proprio volto in fase di montaggio e lasciando invece pienamente riconoscibili le partner.

Il caso è nato dalla denuncia di due delle donne coinvolte, tra cui una donna che aveva avuto una relazione con l’uomo durante una crisi coniugale. A scoprire il materiale online era stato il marito, imbattutosi per caso nei video su un sito per adulti mentre cercava contenuti legati alla propria città. Nonostante lo shock, l’uomo ha sostenuto la moglie, riconoscendola vittima di un reato.

La perquisizione condotta dalla Polizia per la Sicurezza Cibernetica di Cosenza ha portato alla luce un archivio digitale di circa 7.000 tra foto e video, organizzato in cartelle con i nomi delle vittime. L’analisi forense di Sara Capoccitti ha confermato la provenienza dei contenuti e la loro effettiva diffusione su blog e forum, uno dei quali era già stato segnalato dal collettivo Fem.In.

Le legali delle parti civili, Amelia Ferrari e Carla Scarpino Arcuri, hanno ottenuto il riconoscimento del diritto al risarcimento per le vittime. Il caso riporta l’attenzione su una lacuna legislativa: l’ADPS chiede che il reato di revenge porn (art. 612-ter c.p.) venga incluso tra quelli con gratuito patrocinio automatico, come già previsto dal “Codice Rosso” per altri reati, così da garantire tutela legale gratuita alle vittime indipendentemente dal reddito.

Redazione

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