Mentre l’estate entra nel vivo e lo spettro del razionamento idrico torna a far discutere, i dati diffusi dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre (su base Istat 2022) fotografano una realtà drammatica per la nostra città. Cosenza entra nella top 5 nazionale per dispersione di acqua potabile, posizionandosi al quinto posto tra i capoluoghi più spreconi d’Italia.
Nella nostra rete idrica si perde ben il 66,5% dell’acqua immessa. Significa che ogni tre litri che partono dalle sorgenti o dai serbatoi, meno di uno arriva effettivamente ai rubinetti dei cosentini. Il network nazionale viaggia già su medie altissime (in Italia si disperde il 42% dell’acqua potabile, pari a 157 litri al giorno per abitante), ma la situazione di Cosenza è tra le più critiche in assoluto a livello nazionale.
I capoluoghi con le perdite più elevate in Italia:
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Potenza: 71%
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Chieti: 70,4%
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L’Aquila: 68,9%
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Latina: 67,7%
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Cosenza: 66,5%
Al contrario, città come Como (9,2%), Pavia (9,4%) e Monza (11%) dimostrano che una gestione efficiente è possibile. Anche nel Mezzogiorno non mancano le eccezioni virtuose: Lecce si ferma a una dispersione del 12%, facendo meglio persino di Milano (13,4%). A livello regionale, la Basilicata registra la dispersione più alta (65,5%), seguita da Abruzzo (62,5%) e Molise (53,9%).
Il report della CGIA individua chiaramente i fattori che trasformano le reti idriche in veri e propri colabrodi, dinamiche purtroppo ben note a chi vive sul territorio bruzio. Le rotture nelle condotte ed età avanzata degli impianti, errori di misurazione dei contatori e allacci abusivi. A livello nazionale, tutta questa acqua perduta si traduce in un danno economico stimato di 9,8 miliardi di euro all’anno.
L’Italia è il paese europeo con il prelievo idrico più alto (36,5 miliardi di metri cubi nel 2023), davanti a Spagna e Francia. Di questa risorsa, il 49% va all’agricoltura, il 23% agli usi civili, il 18% all’industria e il 10% all’energia elettrica.
La carenza di acqua e la gestione fallimentare delle reti colpiscono duro anche il tessuto economico calabrese e le imprese manifatturiere locali ad alta intensità idrica, come i settori estrattivo, tessile, agroalimentare e della lavorazione della carta.
La CGIA chiede con urgenza un piano infrastrutturale nazionale e locale. Tra le priorità c’è il recupero dell’acqua piovana, che oggi in Italia si ferma ad appena il 10%, oltre alla realizzazione di invasi, vasche di laminazione e grandi adduzioni.
«In questa fase di cambiamento climatico – avverte l’istituto – non possiamo più permetterci di sprecare una risorsa così preziosa: ogni goccia che finisce in mare senza essere trattenuta è un’occasione persa, anche per l’economia del territorio. È necessaria la volontà politica di agire ora, non domani». Per Cosenza, non è più solo una questione ambientale, ma una priorità assoluta di sopravvivenza urbana.
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