Un edificio storico, un passato già legato all’accoglienza e un futuro che rischia di essere svenduto al miglior offerente, voltando le spalle a chi una casa non ce l’ha. Al centro della protesta del comitato Prendocasa Cosenza c’è Palazzo Fiordalisi, lo stabile situato in via della Repubblica (di proprietà dell’ISMA) finito nuovamente al centro di tentativi di dismissione.
Una scelta politica e gestionale che l’attivismo territoriale contesta duramente, definendola l’ennesimo paradosso di una gestione dell’emergenza abitativa che continua a ignorare le risorse pubbliche già disponibili sul territorio.
Palazzo Fiordalisi non è un vuoto a perdere. In passato la struttura ha già offerto un tetto a famiglie e persone in condizioni di grave fragilità economica e abitativa. “Invece di valorizzare questa evidente funzione sociale — attacca Prendocasa — si sceglie la strada della svendita, sottraendo alla città una risorsa preziosa. Il silenzio delle istituzioni, di fronte all’aumento degli sfratti e all’impennata dei costi degli affitti, è semplicemente assordante”.
L’atto d’accusa alle istituzioni
La critica del comitato punta il dito direttamente contro il Comune, la Regione Calabria e gli enti competenti, accusati di “inseguire” costantemente le emergenze senza mai pianificare una strategia strutturale a lungo termine. Secondo gli attivisti, la narrazione secondo cui “non ci sono alternative” per fare fronte alla crisi della casa è falsa: le alternative esistono, ma mancherebbe la volontà politica di attuarle.
Le richieste del comitato: stop alla vendita e confronto pubblico
Prendocasa Cosenza traccia una linea chiara e chiede un’inversione di rotta immediata: Blocco immediato delle procedure di svendita di Palazzo Fiordalisi. Apertura di un tavolo di confronto pubblico per la riconversione dell’immobile di via della Repubblica in alloggi pubblici e sociali. Censimento e recupero del patrimonio immobiliare pubblico abbandonato o destinato alla dismissione.
“La vera emergenza — conclude la nota del comitato — non è la mancanza di immobili, ma la mancanza di volontà nel mettere il patrimonio pubblico al servizio della collettività. Non accetteremo che questa vicenda passi sotto silenzio. La casa è un diritto e i beni pubblici devono servire a garantirlo”.
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