Caso Occhiuto-Carchidi: indagato per rivelazione di segreto l’ex questore di Cosenza Cannizzaro

Sotto la lente dei pm una conversazione riservata tra l'ex questore Cannizzaro e il Presidente della Regione sul giornalista Carchidi

Secondo quanto rilevato da “Il Fatto Quotidiano” un’intercettazione ambientale negli uffici della Regione Calabria apre un nuovo fronte giudiziario che vede coinvolti vertici delle istituzioni e del giornalismo locale. Giuseppe Cannizzaro, attuale Commissario Straordinario di Governo per le persone scomparse e questore di Cosenza fino al dicembre 2025, è iscritto nel registro degli indagati della Procura di Catanzaro con l’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio.

I fatti risalgono alla primavera del 2025, quando la Guardia di Finanza, nell’ambito di un’indagine per presunta corruzione a carico del Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, piazza delle microspie nel suo ufficio a Catanzaro. Tra i colloqui registrati capta anche una conversazione tra il governatore e l’allora questore Cannizzaro.

Secondo l’ipotesi accusatoria formulata dal sostituto procuratore Stefania Caldarelli e dall’aggiunto Giulia Pantano, in quell’occasione Cannizzaro avrebbe riferito a Occhiuto dettagli riservati relativi a un’indagine della Procura di Cosenza. Al centro del colloquio c’era Gabriele Carchidi, 61 anni, giornalista e direttore del sito d’informazione Iacchite’, denunciato proprio da Occhiuto per i suoi articoli.

Per i magistrati di Catanzaro, il questore non aveva alcun titolo per interessarsi a quel fascicolo né, tantomeno, per parlarne con il Presidente della Regione. Ricevuto un invito a comparire nel dicembre 2025, Cannizzaro, su indicazione dei propri legali, ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere.

La Procura del capoluogo non ha ancora sciolto la riserva se chiedere l’archiviazione del caso o notificare l’avviso di chiusura delle indagini preliminari in vista del rinvio a giudizio. Roberto Occhiuto risulta estraneo alla vicenda, considerato dai pm come mero “ricettore” delle confidenze e non istigatore della rivelazione.

Nei confronti di Giuseppe Cannizzaro, 62 anni, originario di Messina e con una lunga carriera alle spalle nelle aree più sensibili della Calabria (Locride, Cittanova, Gioia Tauro e Reggio), stimato dal ministro Matteo Piantedosi e dal capo della Polizia Vittorio Pisani, vige il principio di presunzione di non colpevolezza fino a un eventuale giudizio definitivo.

Comunque si evolva il filone principale, la vicenda riaccende i riflettori sullo scontro totale tra il governatore Occhiuto e la testata Iacchite.blog, un portale noto a Cosenza per le sue inchieste e i toni fortemente polemici contro il potere locale.

La querelle legata a Occhiuto riguarda ben 145 articoli pubblicati tra ottobre 2024 e fine ottobre 2025 (con una concentrazione di 87 pezzi nei soli mesi estivi). Su richiesta della Procura di Cosenza, il 18 febbraio 2026 il gip Letizia Benigno aveva disposto il sequestro preventivo mediante oscuramento del sito, contestando a Carchidi il superamento del limite della “continenza formale” e il passaggio dalla critica all’attacco personale aggressivo.

La misura cautelare è stata tuttavia annullata il 21 marzo 2026 dal Tribunale del Riesame di Cosenza (presidente Marco Bilotta), che ha accolto il ricorso presentato dal legale del giornalista, l’avvocato Nicola Mondelli. Nelle motivazioni del dissequestro, i giudici hanno ridimensionato l’impatto della condotta di Carchidi sui diritti del politico, delineando il perimetro della critica nei confronti di chi ricopre cariche pubbliche:

Involucro pubblico: I contenuti critici censurati hanno sempre avuto come oggetto la veste istituzionale di Roberto Occhiuto e il suo coinvolgimento in fatti di interesse generale.

Onere della visibilità: Secondo il collegio, articoli di quel tenore non possono destabilizzare un uomo pubblico che «si mette in gioco, si espone e si deve esporre alle critiche della minoranza», forte peraltro del consenso della maggioranza dei cittadini che lo hanno eletto.

 

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