In Calabria il diritto a scegliere sul proprio fine vita cammina a rilento, ma la provincia di Cosenza prova a trainare la regione, piazzandosi al secondo posto nel territorio calabrese per utilizzo del testamento biologico. I dati emergono da un report inedito promosso dall’Associazione Luca Coscioni tramite il suo Osservatorio DAT, aggiornato a dicembre 2025.
I numeri cosentini fotografano una realtà a due facce: se da un lato la provincia dimostra una sensibilità maggiore rispetto a quasi tutto il resto della regione, dall’altro sconta un ritardo drammatico su scala nazionale, posizionandosi appena al 77° posto della classifica italiana.
Nel territorio cosentino sono state depositate in totale 1.893 DAT (Disposizioni Anticipate di Trattamento). Un dato che si traduce in una media di una sola disposizione ogni 213 abitanti.
Sebbene la cifra sia ancora lontana da una copertura capillare, Cosenza riesce a fare meglio della media regionale (che si attesta su una DAT ogni 228 cittadini) e supera nettamente realtà come Reggio Calabria, Vibo Valentia e Catanzaro, quest’ultima maglia nera della regione.
Nonostante la tenuta di Cosenza e il primato di Crotone, il quadro d’insieme per la Calabria resta scoraggiante: la regione si colloca al sedicesimo posto in Italia, confermandosi un fanalino di coda nella classifica nazionale.
A pesare come un macigno su questi numeri è la totale assenza di campagne informative istituzionali da parte dello Stato e delle aziende sanitarie locali. La legge sul biotestamento è in vigore dal gennaio 2018, ma a distanza di sette anni la stragrande maggioranza dei cittadini calabresi non sa nemmeno come fare per depositare le proprie volontà.
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