Proseguono a ritmo serrato le indagini sulla tragica morte dei quattro braccianti agricoli, barbaramente uccisi e dati alle fiamme all’interno di una Fiat Ulysse lo scorso maggio, nei pressi di una stazione di servizio IP sulla statale 106. I detective della Polizia, coordinati dalla Procura della Repubblica di Castrovillari, hanno effettuato una capillare perquisizione nell’abitazione dove risiedevano le vittime.
L’ispezione si è concentrata al civico 18 di via Gramsci, nel cuore del centro storico di Villapiana, a pochi passi dal Municipio. Una dimora misera, sviluppata su due livelli, che secondo gli inquirenti fungeva da base logistica per lo sfruttamento della manodopera.
Il pianterreno era occupato dai presunti caporali, i pakistani Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi di 31 anni e attualmente in stato di arresto. Il piano superiore invece ospitava almeno sei braccianti asiatici in condizioni precarie. Tra loro c’erano le quattro vittime della strage, l’unico sopravvissuto all’agguato (Mohammad Taj Alamyar, afghano di 35 anni) e un connazionale di 27 anni, Azrat Helal Armani, scampato alla morte solo perché quel giorno era rimasto a casa per motivi di salute.
Gli inquirenti mantengono il massimo riserbo, ma l’obiettivo della perquisizione è scovare elementi utili tra gli indumenti e gli effetti personali lasciati nell’alloggio. Gli investigatori sono convinti che tra quelle mura si nascondano dettagli decisivi per consolidare il quadro probatorio e non si escludono imminenti risvolti giudiziari.
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