La mobilitazione contro le politiche di “remigrazione” e l’apartheid sociale parte dalle piazze calabresi. Anche Cosenza ha risposto presente all’appello nazionale, riempiendo piazza 11 Settembre per contestare duramente i concetti di rimpatrio e separazione etnica che stanno prendendo piede nel dibattito istituzionale.
In prima linea i rappresentanti dell’Unione Sindacale di Base (USB), con gli interventi di Stefano Catanzariti e Jacoub Saganogo (esecutivo nazionale USB Migranti, Federazione del Sociale). Per il sindacato non si tratta di una semplice battaglia culturale, ma di un preciso attacco economico: la retorica nazionalista nasconderebbe il tentativo del capitalismo di spaccare il fronte dei lavoratori, creando una categoria di “serie B” ricattabile, clandestina e supersfruttata.
Lontano dall’essere “ospiti temporanei” da rispedire a casa a seconda delle convenienze delle imprese, i migranti sono stati definiti parte strutturale della classe operaia italiana. USB ricorda il loro peso in settori vitali: logistica, agricoltura, edilizia e assistenza familiare.
Il sindacato rigetta la narrazione che vede l’immigrazione come causa del declino demografico e sociale del Paese, puntando il dito contro le scelte politiche degli ultimi anni: tagli alla sanità, alla scuola, ai trasporti e lo smantellamento dello Stato sociale, uniti a precarietà e salari da fame.
Seguici su
Aggiungi cosenzatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.