Caso Piscina di Campagnano: duro scontro tra la Smile Cosenza e il gestore dell’impianto

Accuse incrociate e posizioni distanti tra la società sportiva e la gestione dell'impianto di Campagnano: tra bollette record e accordi saltati

Non si placa la tempesta mediatica e societaria intorno alla piscina comunale di Campagnano. Dopo il l’annuncio della Smile Cosenza di non poter iscrivere la squadra al prossimo campionato di Serie A1 di pallanuoto femminile per “mancanza di certezze sull’uso della struttura”, è arrivata la durissima replica del gestore dell’impianto, Carmine Manna. Una frattura che rischia di cancellare anni di successi sportivi nella città dei bruzi.

Carmine Manna ha rispedito al mittente ogni accusa, parlando apertamente di “pretese fuori dalla realtà” da parte dei vertici societari. Secondo quanto dichiarato dal gestore, l’impianto ha sempre garantito a titolo totalmente gratuito gli spazi necessari per allenamenti e partite di campionato, sfruttando le vasche al coperto come da regolamento.

Il nodo del contendere, tuttavia, non è solo logistico ma anche economico e di convivenza con l’utenza pubblica. La dirigenza avrebbe richiesto l’uso della piscina per oltre 8 ore al giorno, sette giorni su sette, a partire dalle 6 del mattino. Una richiesta che, secondo Manna, avrebbe di fatto privato il resto della cittadinanza del diritto di accedere all’impianto.

La crisi dei costi energetici: Con bollette di luce e gas che superano i 30 mila euro al mese, a fronte di un’offerta annuale della Fin di soli 42 mila euro, il gestore ha ribadito l’impossibilità di sostenere ulteriori perdite senza un contratto d’appalto preciso e reciprocamente rispettato. Viene inoltre contestato il mancato pagamento di una quota “simbolica” precedentemente pattuita con la società.

Mentre la Smile Cosenza lamenta il muro contro muro che ha impedito la regolare programmazione della massima serie, la città si interroga sul destino delle atlete. Al momento, la frattura tra la gestione Manna e i rappresentanti dello sport locale (dopo la conferenza stampa di Francesco Manna, Andrea Borsani e Armando Filomia) appare insanabile.

Senza un passo indietro da entrambe le parti o un intervento decisivo delle istituzioni comunali per mediare un nuovo accordo contrattuale, Cosenza rischia di perdere la sua eccellenza nella pallanuoto femminile, lasciando la piscina al centro di una disputa legale e finanziaria e le atlete senza una calotta da difendere.

Redazione

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