Le indagini sulla strage della Statale 106 non si fermano ai primi arresti. Cogliere i fili invisibili che legano il reclutamento, il trasporto e lo sfruttamento della manodopera agricola tra la Sibaritide e il Materano: è questo l’obiettivo della Procura di Castrovillari e della Squadra Mobile, che ipotizzano la presenza di altre persone coinvolte nel drammatico rogo del minivan in cui sono rimasti arsi vivi quattro braccianti.
I sospetti degli investigatori si concentrano ora su una rete più ampia. Safeer Ahmed e Ali Raza, i due pakistani arrestati con l’accusa di quadruplice omicidio, non avrebbero agito da soli. Secondo gli inquirenti, i due – che in passato avevano lavorato loro stessi come braccianti prima di scalare i vertici dell’organizzazione – potevano contare su un vero e proprio “sistema” di complicità.
Indagini a tappeto: perquisizioni e controlli nell’azienda di Scanzano Jonico
In queste ore la Squadra Mobile sta stringendo il cerchio attorno alla cerchia dei soggetti vicini ai due caporali. I magistrati stanno ascoltando decine di persone. Braccianti e testimoni considerati informati sui fatti e conviventi dei due presunti caporali arrestati.
Parallelamente, sono in corso perquisizioni domiciliari e ispezioni nei luoghi di lavoro. L’attenzione degli inquirenti si è focalizzata anche sull’acquisizione di documenti e altro materiale d’interesse presso l’azienda agricola di Scanzano Jonico, lo stabilimento in cui le vittime erano impiegate per la raccolta delle fragole.
L’arrivo dei familiari in Italia e i test del DNA
Nel frattempo, il dramma si sposta sul fronte del riconoscimento delle vittime. I familiari di due dei braccianti deceduti – un ragazzo pakistano e uno afghano – sono arrivati in Italia e hanno già effettuato i test del DNA per l’identificazione ufficiale dei resti. Al momento, per le altre due vittime, nessuno si è ancora fatto avanti.
La procedura per la restituzione delle salme si preannuncia tuttavia complessa. Tra la burocrazia internazionale e i necessari accertamenti medico-legali disposti dall’autorità giudiziaria, potrebbero essere necessari diversi mesi prima che i corpi possano fare ritorno nei rispettivi Paesi d’origine.
La Regione Calabria pagherà il rimpatrio delle salme
Sul caso è intervenuta anche la politica locale. Nel corso dell’ultimo Consiglio regionale dedicato proprio all’emergenza caporalato, la Regione Calabria ha annunciato che coprirà interamente le spese per il viaggio dei familiari e per il rimpatrio dei quattro corpi.
Il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ha commentato la decisione sottolineando il valore simbolico dell’iniziativa:
«Si tratterà di poche migliaia di euro, ma è un piccolo gesto che merita di essere compiuto da una Regione che vuole dimostrare il proprio livello di civiltà e di attenzione verso la sofferenza di chi è venuto in Calabria alla ricerca di una vita migliore.»
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