Strage di Amendolara: i nuovi dettagli sull’omicidio dei quattro braccianti

L'ordinanza del gip rivela la ferocia dei due arrestati: il massacro scatenato dalle tensioni per l'alloggio sovraffollato e dalle richieste di regolarizzazione dei contratti. Si indaga su un terzo complice

Emergono dettagli agghiaccianti dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Castrovillari contro Ahmed Safeer e Ali Raza, i due 31enni pakistani accusati della strage di Amendolara, in cui quattro braccianti sono stati bruciati vivi e un quinto è scampato alla morte. Il giudice ha sottolineato la crudeltà, premeditazione e l’assenza di qualsiasi pentimento da parte degli indagati, descrivendo un’azione perfettamente coordinata e glaciale.

Il movente e le indagini sul caporalato

Alla base del massacro ci sarebbe una violenta rissa scoppiata all’alba per il grave sovraffollamento dell’alloggio in cui vivevano (dieci persone in una sola stanza a Villapiana), ma non solo. Il gip evidenzia come le vittime siano state punite brutalmente anche per aver avanzato richieste di regolarizzazione contrattuale e pagamenti.

La Procura, basandosi sulle dichiarazioni del bracciante afghano sopravvissuto, sta indagando sulla presenza di un terzo complice. Sebbene i due arrestati fossero formalmente braccianti e non “caporali” tradizionali, esigevano denaro dalle vittime per i trasporti nei campi. Gli inquirenti stanno ora verificando le posizioni degli imprenditori agricoli della zona per accertare il reato di sfruttamento.

Per motivi di sicurezza, tutti i testimoni e i membri delle comunità coinvolte sono stati trasferiti in una località protetta.

Redazione

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