“È stato un episodio di gravità inaudita sia per oggettività, quattro morti, che per le modalità”. Con queste parole il procuratore della Repubblica di Castrovillari, Alessandro D’Alessio, ha aperto l’incontro con la stampa presso la questura di Cosenza, facendo il punto sulla terribile strage dei braccianti avvenuta ad Amendolara.
Una vicenda drammatica che ha sconvolto il territorio, ma che ha visto una reazione immediata da parte delle istituzioni e delle forze dell’ordine, capaci di stringere il cerchio attorno ai presunti responsabili in tempi record.
Una risposta lampo delle istituzioni
Il procuratore ha voluto sottolineare l’eccezionale rapidità con cui sono state condotte le prime attività investigative, coordinate sul campo in sinergia tra i vari reparti: “L’episodio è stato ricostruito in maniera compiuta in pochissime ore, quasi un arresto in flagranza. Le indagini ci hanno consentito di raccogliere, con tutte le cautele del caso, gli indizi di reato. Ho apprezzato, e tutti dobbiamo farlo, l’ennesima pronta risposta dello Stato. Lo dobbiamo soprattutto alla gente del Sud.”
Nonostante la rapidità nel fermare i sospettati, il quadro investigativo resta complesso e in costante evoluzione. Nelle prime 48 ore di lavoro incessante, la priorità assoluta è stata la messa in sicurezza delle prove e l’identificazione dei profili coinvolti, lasciando per il momento aperti diversi scenari sul perché di tanta violenza.
A chi domanda se la strage sia legata alle dinamiche dello sfruttamento nei campi, D’Alessio risponde con cautela: “Il caporalato è una delle piste, ma non l’unica”. Il magistrato non esclude infatti l’ipotesi di uno scontro violento tra gruppi rivali, mantenendo il massimo riserbo sui dettagli
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