L’ultimo report del Sole 24 Ore sulla Qualità della vita per fasce d’età fotografa una situazione drammatica per gli over 65 in Calabria. La regione si posiziona come la peggiore d’Italia per servizi, assistenza e inclusione sociale dedicati alla terza età, con ben quattro province calabresi schiacciate negli ultimi cinque posti della classifica nazionale.
A livello locale il dato è impietoso: Cosenza si posiziona al 105° posto su 107 province complessive, confermando un trend di profonda sofferenza strutturale.
La classifica generale, che analizza il benessere della popolazione anziana attraverso 20 indicatori chiave, vede Trieste salire sul podio nazionale, mentre la Calabria occupa stabilmente il fondo della graduatoria con Cosenza che occupa il 105° posto.
Non è un fulmine a ciel sereno, ma il risultato di carenze croniche che l’indagine ha analizzato nel dettaglio. Gli indicatori che hanno penalizzato pesantemente la provincia cosentina e il resto del territorio regionale riguardano principalmente:
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Sanità e assistenza domiciliare: Carenza critica di infermieri non pediatrici e coperture insufficienti per l’assistenza medica a casa.
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Servizi e trasporti: Mancanza di reti di trasporto pubblico pensate per la terza età e barriere d’accesso ai servizi essenziali per la persona.
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Inclusione sociale e solitudine: Bassi tassi di partecipazione civile e un alto indice di isolamento degli over 65, aggravato dalla migrazione giovanile che svuota i contesti familiari.
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Potere d’acquisto: Pensioni medie di vecchiaia che restano tra le più basse d’Italia, limitando l’accesso alle cure private laddove il sistema pubblico fallisce.
Il paradosso del territorio: Nonostante la Calabria registri storicamente un’ottima speranza di vita a 65 anni grazie a fattori climatici e alimentari, la qualità reale degli anni guadagnati viene drasticamente compromessa dalla totale assenza di welfare.
Un quadro che impone una riflessione immediata e interventi urgenti da parte delle istituzioni locali e regionali per evitare che l’invecchiamento della popolazione si trasformi in una condanna all’isolamento e alla carenza di cure.
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