L’umanizzazione della cura e le Medical Humanities: dibattito scientifico all’Università della Calabria

Alla Sssap un confronto tra medicina, sociologia ed economia a partire dal saggio del medico Giuseppe Canonaco

Il superamento del modello biomedico tradizionale in favore di una prospettiva olistica, capace di ridefinire le relazioni tra paziente, patologia e percorso terapeutico, è stato il tema centrale del convegno ospitato presso la Scuola Superiore di Scienze delle Amministrazioni Pubbliche (Sssap) dell’Università della Calabria. L’incontro è stato organizzato in occasione della presentazione del volume “La malattia è mia amica” (OM Edizioni), opera del medico chirurgo Giuseppe Canonaco.

L’evento, promosso in sinergia dal Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali (Dispes) e dalla Sssap, è stato aperto dall’introduzione di Vincenzo Fortunato, professore ordinario di Sociologia dei processi economici e del lavoro all’Unical e direttore della Scuola. Al dibattito ha preso parte un qualificato panel di esponenti del mondo medico, accademico e delle istituzioni locali.

Dal modello biomedico alle Medical Humanities

I diversi interventi hanno analizzato lo statuto delle Medical Humanities – l’insieme di discipline umanistiche applicate alla pratica medica –, la dimensione politica e sociale della tutela della salute, il ruolo attivo del paziente nei protocolli terapeutici e l’impatto delle nuove tecnologie applicate alla sanità.

Di particolare rilievo il contributo di Agata Mollica, presidente provinciale dell’Ordine dei Medici, la quale ha tracciato l’evoluzione scientifica e culturale che conduce dalla biomedicina classica verso una “medicina relazionale”, fondata sull’ascolto e sulla centralità della persona. Successivamente, i docenti del Dispes Giorgio Marcello e Filippo Corigliano hanno relazionato sui concetti di “corpo politico” e di “cura di sé”, esplorando le implicazioni sociologiche del benessere.

La salute come equilibrio dinamico tra corpo e mente

L’autore del volume, Giuseppe Canonaco – specialista in fisiatria, medicina dello sport e medicina manuale –, ha illustrato i nuclei teorici e clinici della propria ricerca. La sua tesi propone una visione della salute intesa come equilibrio dinamico, valorizzando l’interconnessione tra l’aspetto biologico e quello psicologico.

Attraverso la disamina di casi clinici e l’indicazione di pratiche consolidate – tra cui l’utilizzo sistematico dell’esercizio fisico come presidio fondamentale di prevenzione e di resilienza –, Canonaco ha formulato un invito alla comunità scientifica per una decisa accelerazione verso l’umanizzazione delle cure, restituendo centralità alle risorse interne del paziente.

Al tavolo dei relatori è intervenuto infine Davide Infante, docente di Economia, che ha analizzato i riflessi economici legati ai modelli di prevenzione. Il focus dei lavori ha inteso riaffermare come l’efficacia dei moderni sistemi di cura risieda nella capacità di integrare le competenze cliniche con l’ascolto attivo delle vulnerabilità del paziente e dei mutamenti sociali.

Redazione

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