Cosenza, la cartella Tari è “pazza”: chiesti 91mila euro alla Regione Calabria, ma il debito reale è di soli 16mila

Maxi-errore del Comune di Cosenza e della società di riscossione Municipia. Tra via Padre Giglio, viale della Repubblica e via Panebianco: ecco come si è sgonfiato il super verbale dopo anni di braccio di ferro

Anche le istituzioni, a volte, finiscono nel mirino della “cartella pazza”. È l’incredibile vicenda che ha visto protagoniste la Regione Calabria e il Comune di Cosenza, protagonisti di un lungo braccio di ferro burocratico per una presunta morosità sui rifiuti che, alla fine, si è rivelata ampiamente gonfiata.

Palazzo dei Bruzi aveva infatti richiesto alla Cittadella ben 90.700 euro per il mancato pagamento della Tari nelle annualità 2017 e 2018 su tre immobili di proprietà regionale. Una richiesta talmente perentoria da culminare, alla fine dello scorso anno, persino nell’iscrizione di un fermo amministrativo a carico della Regione. Peccato, però, che quei soldi non fossero dovuti. O meglio, lo erano solo in minima parte.

Il caso è stato chiuso definitivamente nei giorni scorsi con un decreto pubblicato sul Burc, firmato dalla dirigente del settore Economato della Regione, Edith Macrì. Il documento liquida al Comune di Cosenza la cifra reale dovuta: 16.593,42 euro.

Ma come si è passati da oltre 90mila euro a meno di ventimila? La risposta sta nei controlli massivi avviati da Municipia (la società di riscossione del Comune) per contrastare l’evasione fiscale, nei quali sono sfuggiti dettagli macroscopici:

  • L’immobile fantasma: Per l’edificio di via Padre Giglio 7, il fisco chiedeva la Tari 2017 e 2018. La Regione, tuttavia, non ne aveva più la disponibilità dal lontano 2007. Inoltre, nel conteggio era stata inserita un’unità immobiliare mai stata di competenza regionale.

  • Le tasse già pagate: Per l’immobile di viale della Repubblica 91, la Regione aveva già regolarmente saldato la Tari a dicembre 2017 e ottobre 2018.

  • L’unico vero debito: L’unica reale morosità accertata riguardava esclusivamente lo stabile di via Panebianco 293.

Cinque anni di carteggi e il rischio del fermo

La Cittadella ha provato a spiegare l’errore agli uffici cosentini per anni, producendo una fitta corrispondenza partita nel dicembre 2021 e proseguita fino ai primi mesi del 2026, anche dopo la notifica del fermo amministrativo.

La svolta è arrivata il 18 maggio 2026, quando la società di riscossione ha finalmente ammesso l’errore, disponendo lo storno parziale dell’avviso e ricalcolando la cifra finale sui soli 16mila euro di via Panebianco.

Niente contanti: si va verso la compensazione

Difficilmente il Comune di Cosenza vedrà arrivare “denaro fresco”. Il decreto regionale prevede infatti che la somma venga compensata con i maxi-debiti che lo stesso Comune di Cosenza ha accumulato nei confronti della Regione.

I numeri del macro-credito regionale Secondo il rendiconto 2025, la Cittadella vanta crediti enormi nei confronti dei Comuni calabresi: circa 224 milioni di euro per il servizio idropotabile e oltre 112 milioni per la gestione dei rifiuti. I 16mila euro di Cosenza verranno semplicemente scalati da questo monumentale passivo.

Redazione

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