Sanità, la radiografia del 118 calabrese: tempi di intervento in calo ma sopra gli standard. Aumentano i mezzi avanzati

Il report di Azienda Zero evidenzia i progressi tecnologici e il potenziamento della flotta, ma pesa la carenza di associazioni di volontariato per il soccorso di base

Il servizio di emergenza-urgenza in Calabria, recentemente uscito da un commissariamento durato oltre dieci anni, mostra segnali di ripresa pur mantenendo alcune storiche zone d’ombra. Il quadro dettagliato emerge dall’incrocio dei dati forniti dal Dipartimento Salute della Regione e da Azienda Zero – l’ente che ha centralizzato la gestione del 118, prima in capo alle singole Aziende sanitarie provinciali – in risposta a una serie di interrogazioni presentate in Consiglio regionale dal consigliere Ernesto Alecci (Pd).

I tempi di soccorso e la riorganizzazione territoriale

Secondo i dati programmatici, i tempi intercorsi tra la chiamata d’allarme e l’arrivo dei soccorritori sul posto (target) stanno registrando un progressivo miglioramento rispetto al passato storico. Tuttavia, la media regionale resta attualmente superiore ai 24 minuti, una cifra ancora distante dai 20 minuti indicati come standard ottimale dal Decreto Ministeriale 70.

La nuova architettura del servizio si poggia sull’integrazione con il Numero Unico di Emergenza (Nue) 112 e su una suddivisione strategica del territorio regionale in due macro-aree (Nord e Sud). Le due sale operative di riferimento operano in modo flessibile, consentendo l’intervento interprovinciale nelle zone di confine per ottimizzare la gestione delle ambulanze. Sul fronte tecnologico, l’introduzione di moderni sistemi di geolocalizzazione dei chiamanti ha ridotto la necessità, da parte degli operatori, di una conoscenza pregressa e capillare della topografia locale.

Flotta potenziata, ma mancano i mezzi di base

La riorganizzazione ha portato a un incremento superiore al 33% del numero di mezzi di soccorso avanzato dislocati sul territorio. Parallelamente, è stato esteso il numero delle elisuperfici idonee all’atterraggio notturno dei velivoli del soccorso aereo.

Permangono, tuttavia, difficoltà sul versante dell’assistenza di base. Il piano regionale prevedeva l’attivazione di 63 postazioni per altrettanti mezzi di soccorso di base; di queste, circa la metà (una trentina) risulta operativa. Il mancato completamento della rete è da attribuire all’insufficiente disponibilità di organizzazioni di volontariato accreditate sul territorio.

Nuove regole per i trasporti secondari

Per evitare che i mezzi d’emergenza vengano sottratti al circuito del soccorso primario, la Regione ha introdotto 15 ambulanze destinate esclusivamente ai trasporti secondari programmati, come consulenze o trasferimenti a bassa criticità tra presidi ospedalieri.

L’utilizzo di questi veicoli è regolato da un apposito protocollo condiviso con le aziende sanitarie, il quale stabilisce che il personale medico e infermieristico del presidio mittente debba comporre l’equipaggio di assistenza durante il tragitto, preservando così l’operatività dei mezzi di soccorso avanzato per i codici d’urgenza.

Redazione

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