“Siamo lavoratori, non fantasmi. Aiutateci a togliere queste maschere”. È questo l’appello lanciato dagli operatori del comparto della digitalizzazione in Calabria. Quello che era stato presentato come il fiore all’occhiello dell’innovazione tecnologica regionale rischia, infatti, di tramutarsi in una grave crisi occupazionale.
Per fare luce sulla situazione, è stata convocata una mobilitazione per martedì prossimo, alle ore 11:00, davanti alla sede della Cittadella regionale a Catanzaro. L’iniziativa non vuole configurarsi come una protesta contro le istituzioni, ma come un forte appello rivolto al presidente della Regione, Roberto Occhiuto, ai sindaci dei comuni coinvolti (Crotone, Cosenza, Rende, Settingiano e Catanzaro) e all’intera deputazione calabrese.
I numeri della crisi
La situazione sul campo è estremamente critica e i numeri diffusi dai lavoratori delineano uno scenario di forte incertezza:
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Scadenze imminenti: Sono 74 i contratti in scadenza il prossimo 18 maggio, il cui mancato rinnovo lascerebbe altrettante famiglie prive di reddito.
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Coinvolgimento strutturale: L’incertezza coinvolge complessivamente circa 900 addetti distribuiti tra le province di Crotone, Cosenza e Catanzaro, in uno stato di stallo iniziato lo scorso 9 aprile.
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Cassa integrazione: Attualmente, ben 654 lavoratori si trovano in regime di cassa integrazione, suddivisi tra le sedi di Crotone, Settingiano e Rende.
Un progetto da 30 milioni di euro in stallo
L’iniziativa originaria prevedeva un investimento di 30 milioni di euro di fondi pubblici, con l’obiettivo di rendere la Calabria un polo di riferimento nazionale nel settore della digitalizzazione e una durata prevista di almeno tre anni.
Tuttavia, a distanza di soli 15 mesi dal suo avvio, il progetto mostra crepe profonde. Stando alle segnalazioni dei lavoratori, le prime anomalie gestionali erano state già denunciate a luglio 2025. Tra le criticità evidenziate figurano:
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Diffusa disorganizzazione interna.
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Ricorso a periodi di ferie forzate.
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Inadeguatezza delle strutture e delle sedi operative.
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Utilizzo dei fondi pubblici per incentivi all’esodo anziché per lo sviluppo di competenze e valore aggiunto.
Le anomalie segnalate nei mesi scorsi presentano oggi il proprio conto, mettendo a rischio il futuro di centinaia di famiglie calabresi.
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