La sezione Lavoro Privato del sindacato Usb Cosenza ha sollevato ufficialmente la questione delle condizioni contrattuali e salariali dei lavoratori impegnati nei servizi in appalto presso l’Università della Calabria. Attraverso una nota stampa, l’organizzazione sindacale ha evidenziato il forte contrasto tra l’immagine di eccellenza dell’Ateneo e la realtà vissuta quotidianamente dal personale esterno.
Il caso Csf e i ritardi salariali
Al centro della contestazione immediata vi è la situazione della società Csf. Secondo quanto riferito dall’Usb, a distanza di oltre dieci giorni dalla scadenza prevista, i lavoratori avrebbero ricevuto solo un anticipo e non l’intera quota dello stipendio mensile. Una condizione che, sottolinea il sindacato, mette a rischio la stabilità economica di numerose famiglie.
Precariato strutturale e nodi sulla trasparenza
Oltre ai ritardi nei pagamenti, la denuncia si estende a problematiche di natura sistemica all’interno del Campus:
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Contratti part-time: Viene segnalata la presenza di lavoratori bloccati in regimi orari ridotti da oltre vent’anni, definendo la situazione come una “precarietà strutturale” ormai normalizzata.
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Gestione degli organici: Il sindacato pone l’accento sulla necessità di una verifica della trasparenza, sostenendo che i dati sui lavoratori dichiarati non coincidano con quelli effettivamente impiegati.
Proclamato lo stato di agitazione
A fronte di queste criticità, l’Usb ha inoltrato una richiesta formale di incontro urgente al Rettore dell’Unical. L’obiettivo è avviare un confronto risolutivo che faccia chiarezza sulla gestione dei servizi esternalizzati. In assenza di risposte immediate e concrete, l’organizzazione ha già annunciato la proclamazione dello stato di agitazione di tutto il personale interessato.
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