Il Laboratorio Civico di Rende torna a sollevare il dibattito sulla direzione politica intrapresa dall’attuale gestione cittadina, evidenziando una netta discrepanza tra gli investimenti strutturali e l’attenzione rivolta alle politiche sociali. Secondo il movimento, che fa riferimento all’ex primo cittadino Marcello Manna, l’ente starebbe seguendo una strategia che privilegia la “politica del mattone” e gli interventi puramente estetici a discapito di un welfare di prossimità.
La critica al modello gestionale
Il Laboratorio Civico denuncia un passaggio da un modello di welfare “sperimentale e inclusivo” a uno puramente amministrativo. Sotto la lente d’ingrandimento finisce la gestione dei fondi di Agenda Urbana: mentre la precedente amministrazione aveva destinato quote significative all’inclusione sociale per colmare le carenze del sistema, l’attuale indirizzo sembrerebbe vertere su “contenitori, musei e interventi visibili”.
“Nessuno contesta la legittimità degli atti – chiarisce il movimento – ma le scelte politiche sono evidenti: edilizia in primo piano e sociale ridotto al risparmio”. Tra i progetti citati come eccellenze del passato ormai “cadute nel dimenticatoio” figurano il programma ERMES e le attività del Centro Autismo, che avevano l’obiettivo di integrare i servizi con il tessuto del Terzo Settore.
Il nodo delle competenze e dei servizi
Il comunicato pone inoltre l’accento su una presunta contraddizione interna all’assessorato competente. Al centro della critica vi è il paradosso tra il profilo accademico dell’assessora – esperta in spazi sociali partecipativi e ascolto attivo – e l’attuale realtà dei servizi rendesi, descritti come un sistema fatto di “scartoffie, code agli sportelli e gestione burocratica”.
L’appello per i cittadini fragili
Oltre lo scontro politico, il Laboratorio Civico richiama l’attenzione sulle ricadute concrete della carenza di servizi. “Dietro i numeri ci sono famiglie con figli autistici, anziani in attesa di assistenza e nuclei fragili che trovano davanti a sé solo uno sportello e nessuna risposta reale”, conclude la nota. L’accusa finale è quella di aver sostituito la programmazione sociale con una “propaganda spicciola”, preferendo l’immagine da cartolina della città alla risoluzione dei nodi critici che interessano le fasce più deboli della popolazione.
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