Le autorità sanitarie calabresi mantengono alta l’attenzione sul monitoraggio del virus HAV, responsabile dell’epatite A, a seguito di un incremento di ricoveri registrato nelle ultime settimane. Sebbene gli esperti non parlino di un focolaio epidemico unico, la ricorrenza di casi isolati tra le province di Cosenza e Catanzaro — molti dei quali correlati al consumo di cozze — ha spinto le direzioni ospedaliere a riattivare rigorosi protocolli di sicurezza.
La mappa dei ricoveri e i dati epidemiologici
Ad oggi, il bilancio complessivo conta 14 casi nel Catanzarese, 9 nel Cosentino e 2 nel Reggino.
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Presso l’azienda ospedaliera “Dulbecco” di Catanzaro sono attualmente assistiti quattro pazienti (due dei quali provenienti dall’area di Corigliano Rossano), con quadri clinici stabili.
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All’Annunziata di Cosenza si contano tre ricoverati, tra cui un paziente in condizioni più delicate: un soggetto fragile trasferito a Pisa, centro di eccellenza nazionale per la chirurgia epatica, per cure specialistiche.
Gestione dell’emergenza: triage e isolamento
La risposta delle strutture d’emergenza si è focalizzata sulla rapidità diagnostica e sul contenimento del rischio. Presso il Pronto Soccorso di Cosenza, la responsabile Serena Francesca Pignataro ha confermato l’implementazione di un iter procedurale specifico:
«Abbiamo strutturato un percorso dedicato che parte sin dalla presa in carico del paziente al triage – spiega la dottoressa Pignataro – intercettando i sintomi caratteristici per indirizzare il soggetto verso un percorso isolato. L’obiettivo è accelerare l’assistenza garantendo al contempo la massima sicurezza all’interno del presidio».
L’iter clinico prevede un’anamnesi minuziosa per identificare i fattori di rischio, seguita da esami di laboratorio volti a rilevare alterazioni della funzionalità epatica. Fondamentale è il coordinamento con il reparto di Microbiologia per la refertazione rapida dei test e la costante valutazione di parametri critici quali l’ittero e la coagulazione.
Sorveglianza e tracciamento
Una volta confermata la diagnosi, il ricovero viene stabilito in sinergia con gli infettivologi. Contestualmente, scatta la fase di notifica obbligatoria alle autorità competenti per consentire l’analisi epidemiologica e l’attività di contact tracing, indispensabili per circoscrivere la diffusione del virus e monitorare la sicurezza della filiera alimentare sul territorio.
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