Una quotidianità scandita dal rumore dei cancelli e dall’asettica luce dei neon, in un contesto dove il disagio strutturale si intreccia alla sofferenza psicologica. È questo il quadro delineato da Emilia Corea, Garante comunale dei diritti dei detenuti, a seguito delle recenti visite ispettive effettuate presso la Casa Circondariale “Sergio Cosmai”.
Criticità infrastrutturali: il caso dei “tetris umani”
La relazione del Garante evidenzia carenze architettoniche che impattano direttamente sulla sicurezza fisica dei reclusi. Le celle sono state descritte come spazi sovraffollati dove la disposizione dei posti letto ha raggiunto livelli di verticalità definiti “pericolosi”.
«Ho visto celle trasformate in tetris umani – ha dichiarato Corea – con giacigli accatastati che costringono gli occupanti a manovre di equilibrismo per salire o scendere dalle brande, con un rischio costante di infortuni gravi».
A peggiorare il quadro della salubrità ambientale è l’installazione di lastre di plexiglass sulle finestre. Secondo il Garante, tali schermi impediscono il naturale ricambio d’aria e trasformano i locali in camere di calore asfissianti, specialmente in vista delle temperature estive. Una condizione che, denuncia Corea, si pone in netto contrasto con gli standard di vivibilità imposti dalla Costituzione Italiana e dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
La crisi del trattamento e il rischio suicidario
Oltre all’aspetto logistico, la preoccupazione si sposta sulla tenuta psicologica della popolazione carceraria. Il “Cosmai” starebbe registrando una frequenza allarmante di episodi di autolesionismo, interpretati dal Garante come un segnale disperato di una sofferenza non più gestibile.
Le cause di questa deriva sono state individuate in una “miscela esplosiva” di fattori:
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Inattività forzata: la mancanza di percorsi riabilitativi o occupazionali.
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Convivenza promiscua: l’integrazione forzata di detenuti comuni con soggetti affetti da gravi patologie psichiatriche.
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Carenza di assistenza: un vuoto di supporto specialistico che lascia intravedere l’ombra costante del rischio suicidario in ogni sezione.
L’analisi del Garante restituisce l’immagine di un sistema in affanno, specchio di una crisi che colpisce in modo trasversale numerosi istituti penitenziari del Paese, ma che a Cosenza sembra aver raggiunto una soglia di allerta non più ignorabile dalle istituzioni.
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