Caso medici cubani: crescenti pressioni degli Stati Uniti sull’Italia

L'Amministrazione Trump punta i riflettori sulla Calabria, unica realtà UE a impiegare sanitari dell'Avana. Previsti incontri diplomatici

Si intensifica il pressing diplomatico degli Stati Uniti nei confronti del governo italiano per porre fine ai programmi di cooperazione medica con Cuba. Secondo quanto riportato da autorevoli fonti internazionali, tra cui Bloomberg, l’amministrazione guidata da Donald Trump avrebbe inserito l’Italia tra gli obiettivi prioritari della propria strategia di politica estera, in quanto unico Paese dell’Unione Europea a ospitare attualmente contingenti di camici bianchi provenienti dall’isola caraibica.

Le accuse di Washington: «Lavoro forzato»

La posizione del Dipartimento di Stato americano, espressa con fermezza dal Segretario di Stato Marco Rubio, definisce le missioni mediche cubane come una forma di «traffico di esseri umani». Secondo la tesi statunitense, il governo dell’Avana tratterrebbe la quasi totalità dei compensi versati per i professionisti, configurando un sistema di «lavoro forzato» che, parallelamente, priverebbe la popolazione cubana di cure essenziali in patria.

In questo contesto si inserisce la missione di Mike Hammer, incaricato d’affari statunitense a Cuba, atteso in Italia per una serie di vertici istituzionali. Fonti della Cittadella regionale confermano che sono già in corso interlocuzioni per definire i dettagli di un imminente confronto.

La linea della Regione Calabria: «Necessità, non scelta»

Nonostante le frizioni geopolitiche, il Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha ribadito il valore strategico dei circa 400 medici cubani attualmente operativi nelle strutture sanitarie calabresi, dal Pollino allo Stretto. In vari colloqui con la diplomazia statunitense, il Governatore ha evidenziato come l’impiego dei sanitari sia stato un passaggio obbligato: «Senza il loro apporto avremmo dovuto chiudere gli ospedali», ha più volte dichiarato, difendendo un’iniziativa nata come emergenziale ma trasformatasi, nei fatti, in un modello funzionale per la tenuta del sistema.

Verso un’apertura al mercato internazionale

La posizione della Calabria non appare tuttavia di chiusura preconcetta verso gli USA. Il Presidente Occhiuto si è detto favorevole a una collaborazione con Washington per individuare professionisti provenienti da altri Paesi extra-UE.

In tal senso, la Regione ha già avviato una strategia di diversificazione:

  • Gennaio 2026: pubblicazione di un avviso per manifestazioni di interesse rivolto a medici specialisti sia europei che extra-UE.

  • Obiettivo: superare la fase emergenziale cubana aprendo il mercato del lavoro sanitario calabrese a tutte le professionalità straniere intenzionate a operare sul territorio.

L’evoluzione della vicenda dipenderà ora dall’esito dei prossimi tavoli diplomatici, nel delicato equilibrio tra le esigenze dei presidi ospedalieri locali e i vincoli delle alleanze internazionali.

Redazione

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