Dissesto idrogeologico in Calabria: l’allarme della Cisl sulla fragilità del territorio

Il sindacato invoca una riforma del modello commissariale e il rilancio del comparto forestale per contrastare l'erosione costiera e l'isolamento infrastrutturale

Gli eventi meteorologici estremi e i recenti fenomeni ciclonici che hanno colpito la Calabria riaccendono il dibattito sulla vulnerabilità della regione. In una nota ufficiale, la Cisl Calabria sottolinea l’urgenza di inaugurare una stagione di manutenzione ordinaria e straordinaria, evidenziando come le attuali criticità richiedano non solo risorse economiche, ma un cambio di paradigma nella pianificazione urbanistica e nella gestione dei sistemi forestali.

Il fallimento del modello commissariale

Secondo l’analisi del sindacato, il sistema basato sulla figura del Commissario straordinario unico per il dissesto idrogeologico si è rivelato inefficace alle latitudini calabresi. Il decennio appena trascorso è stato caratterizzato da opere finanziate ma mai realizzate, i cui ritardi hanno contribuito in modo determinante a esondazioni e danni strutturali.

Il monito della Cisl si estende anche all’erosione costiera, con interventi bloccati da anni in un complesso iter burocratico. Particolare preoccupazione viene espressa per la tenuta della linea ferroviaria tirrenica: mentre si discute di Alta Velocità, alcuni tratti rischiano il cedimento strutturale, minacciando un definitivo isolamento della regione.

Forestazione e presidio umano: le proposte

Per evitare che la Calabria si trasformi in quello che storicamente è stato definito uno “sfasciume pendulo sul mare”, la Cisl propone un piano d’azione basato su tre pilastri:

  1. Sostenibilità urbanistica: Scelte progettuali che rispettino i cicli naturali e la mitigazione del rischio.

  2. Rilancio della forestazione: Passaggio a una gestione moderna e multifunzionale che superi l’attuale carenza di organico.

  3. Turn-over generazionale: Un ricambio del personale non più rinviabile per garantire il presidio delle aree interne e montane, fondamentale per la protezione dei centri abitati a valle.

«È tempo che tutte le Istituzioni lavorino insieme per un comune senso di responsabilità», conclude la nota, ribadendo che gli eventi atmosferici estremi rappresentano ormai la nuova normalità del clima mediterraneo.

Redazione

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