Il passaggio del Ciclone Harry sulla Calabria non è stato un evento meteorologico ordinario, ma una vera e propria emergenza di portata eccezionale. A confermarlo è stato Domenico Costarella, Direttore Generale del Dipartimento della Protezione Civile della Regione Calabria, durante un’audizione presso la Commissione Ambiente. I numeri forniti dipingono uno scenario impressionante: in sole 48 ore sono caduti fino a 584 millimetri di pioggia, un quantitativo che normalmente si registra in oltre mezzo anno di precipitazioni costanti.
L’ondata di maltempo ha colpito con doppia intensità sia le zone montane che quelle costiere. Accumuli nevosi: In Sila, nelle province di Cosenza e Crotone, la neve ha raggiunto gli 80 centimetri in meno di 24 ore e precipitazioni: Il dato dei 584 mm di pioggia rappresenta un picco estremo che ha saturato rapidamente il terreno, innescando una serie di criticità a catena.
I danni maggiori si sono concentrati lungo il versante ionico, dove la furia degli elementi ha compromesso strutturalmente le infrastrutture costiere. “I lungomari della costa ionica hanno subito danni gravissimi”, ha spiegato Costarella. “Sono stati compromessi i sottoservizi essenziali: reti fognarie, illuminazione pubblica e la viabilità primaria costiera sono attualmente fuori uso in diversi punti.”
Anche il sistema portuale è in forte sofferenza. Sono state segnalate lesioni alle banchine e pesanti insabbiamenti nei principali porti dello Ionio, rendendo difficoltose le operazioni marittime e richiedendo interventi urgenti di ripristino.
Oltre ai danni visibili alle coste, l’entroterra deve fare i conti con la fragilità del territorio: viabilità: Numerosi alberi abbattuti dal vento e detriti hanno bloccato sia le arterie principali che la rete stradale secondaria. Dissesto idrogeologico: Il vero pericolo attuale è rappresentato dagli smottamenti. Poiché il terreno è ormai completamente saturo d’acqua, i fenomeni franosi continuano a verificarsi anche a distanza di giorni dalla fine delle precipitazioni più intense.
La Protezione Civile resta in stato di massima allerta per monitorare l’evoluzione dei movimenti franosi e coordinare i primi interventi di messa in sicurezza, mentre i comuni iniziano la conta dei danni per la richiesta dello stato di emergenza.
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