Made in Italy, la Calabria sfida le norme UE: «Stop ai prodotti esteri camuffati»

Il Consiglio regionale approva un ordine del giorno per revisionare il Codice doganale europeo. Coldiretti: «La regola dell'ultima trasformazione danneggia agricoltori e consumatori»

Il Consiglio regionale della Calabria ha dato il via libera a un ordine del giorno, promosso da Coldiretti, che punta a scardinare uno dei pilastri più controversi del commercio internazionale: il principio dell’“ultima trasformazione sostanziale”. Secondo l’attuale Codice doganale europeo, infatti, un prodotto realizzato interamente con materie prime straniere può legalmente fregiarsi del marchio Made in Italy se l’ultimo passaggio produttivo avviene sul territorio nazionale.

La distorsione della concorrenza

L’iniziativa istituzionale, sostenuta con forza dal presidente di Coldiretti Calabria, Franco Aceto, denuncia una distorsione normativa che penalizza le filiere autentiche. Il meccanismo attuale permetterebbe di immettere sul mercato beni che, pur non avendo alcun legame agricolo con l’Italia, competono direttamente con le produzioni locali, comprimendo i prezzi e riducendo il reddito degli agricoltori.

Secondo l’organizzazione di categoria, non si tratta solo di una questione di etichettatura, ma di una vera e propria barriera alla crescita economica: la mancanza di trasparenza sull’origine delle materie prime favorisce una concorrenza sleale che sottrae valore all’export agroalimentare genuino.

Dalla protesta alle sedi istituzionali

L’approvazione del documento sposta il baricentro della disputa dal piano sindacale a quello strettamente politico. L’atto impegna ufficialmente il Presidente della Regione, Roberto Occhiuto, a farsi promotore di due azioni chiave:

  • Interlocuzione con l’Europa: Avviare un confronto con gli europarlamentari della circoscrizione Sud per portare la richiesta di revisione direttamente a Bruxelles.

  • Azione nazionale: Introdurre il tema in sede di Conferenza Stato-Regioni affinché la trasparenza doganale diventi una priorità nell’agenda del Governo centrale.

Sicurezza e tutela del reddito

«La chiarezza sul cibo è sinonimo di sicurezza per la salute e tutela per chi lavora la terra», ha ribadito Aceto, sottolineando come la norma doganale non sia un tecnicismo neutro, ma un fattore che incide direttamente su occupazione e investimenti nelle campagne. La battaglia della Calabria punta dunque a smascherare un paradosso normativo diventato ormai strutturale, con l’obiettivo di restituire centralità alla provenienza agricola dei prodotti alimentari.

Redazione

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