Cosenza, polo sanitario privato a Vaglio Lise: esplode la polemica politica

Il collettivo "La Base" attacca Palazzo dei Bruzi: «Sanità pubblica spostata a Rende, mentre il centro città diventa hub dei privati»

L’autorizzazione concessa dal Comune di Cosenza al gruppo “iGreco Ospedali Riuniti” per la realizzazione di una nuova clinica in viale Crati ha innescato una dura reazione politica. Il via libera al trasferimento dei plessi ex Madonnina ed ex Sacro Cuore negli ex uffici della Provincia è stato duramente contestato dal collettivo “La Base”, che denuncia una gestione del territorio sbilanciata a favore degli interessi privati.

Il nodo del decentramento sanitario

Al centro delle critiche vi è la contrapposizione tra il futuro del comparto pubblico e quello privato. Secondo gli attivisti, si starebbe delineando un paradosso: mentre il nuovo ospedale pubblico (Hub regionale) è destinato a sorgere ad Arcavacata di Rende, uscendo dai confini del capoluogo, il cuore di Cosenza si prepara a ospitare un imponente polo sanitario privato.

«Da una parte si sposta fuori dalla città l’ospedale pubblico, dall’altra si rafforzano gli interessi privati nel centro urbano», si legge nella nota diffusa dal collettivo, che accusa l’Amministrazione comunale di non aver difeso il ruolo dell’Ospedale “Annunziata” e il presidio pubblico cittadino.

L’accusa di conflitto di interessi

Il dibattito si sposta anche sul piano istituzionale regionale. “La Base” ha puntato il dito contro Filomena Greco, consigliera regionale e membro della Commissione Sanità, ipotizzando un conflitto di interessi legato all’attività del gruppo imprenditoriale di famiglia. Una posizione, quella degli attivisti, che richiama recenti dichiarazioni di Pasquale Tridico sulla presunta inopportunità politica di determinati ruoli all’interno delle commissioni competenti.

Difesa del diritto alla salute

I timori espressi riguardano la tenuta del sistema universalistico. Per il collettivo, Cosenza rischia di diventare la «capitale della sanità privata sovvenzionata con fondi pubblici», a fronte di un depotenziamento dei servizi d’emergenza e di un aumento delle persone che rinunciano alle cure.

«La salute non è una merce», conclude la nota, lanciando un appello per la difesa e il potenziamento della sanità pubblica come unico strumento per garantire il futuro del territorio e arginare l’emigrazione sanitaria.

Redazione

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