Assalto all’Atm di Santo Stefano di Rogliano: domiciliari per il presunto complice

Il Gip di Cosenza non convalida il fermo per carenza del pericolo di fuga, ma dispone i domiciliari con braccialetto elettronico per il 24enne pugliese

Resta ai domiciliari, ma con l’applicazione del braccialetto elettronico, Josef Nicoletto, il 24enne barese indagato per il furto pluriaggravato ai danni dello sportello ATM della Banca Centro Calabria di Santo Stefano di Rogliano. Lo ha stabilito il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Cosenza, Letizia Benigno, all’esito dell’udienza di convalida.

Pur applicando la misura cautelare, il GIP non ha convalidato il fermo eseguito dai Carabinieri. Secondo il provvedimento, infatti, non sussisterebbe un reale e attuale pericolo di fuga, presupposto necessario per la convalida del fermo di indiziato di delitto. Il giudice ha ritenuto non condivisibili le motivazioni della Procura, osservando che l’allontanamento nelle campagne dopo il colpo rappresenti una «reazione ordinaria» successiva a un evento delittuoso e non una prova della volontà di rendersi irreperibile.

Il quadro indiziario: la “banda della marmotta”

Nonostante la mancata convalida del fermo, il GIP ha ravvisato a carico del giovane un solido quadro indiziario. Nicoletto è ritenuto il “quinto complice” del commando che, nella notte del 17 gennaio 2026, ha svaligiato la filiale bancaria utilizzando la tecnica della “marmotta” (un ordigno artigianale inserito nello sportello), asportando circa 86 mila euro.

A incastrare il 24enne sarebbero diversi elementi:

  • Filmati di sorveglianza: Le immagini, seppur non nitide, mostrano una compatibilità tra il soggetto in fuga dal luogo del delitto e l’uomo identificato poco dopo in un autogrill lungo l’A2 del Mediterraneo.

  • Versioni contrastanti: La ricostruzione fornita dall’indagato, che parlava di un presunto incidente stradale, è stata definita «implausibile» dal magistrato, non trovando riscontri nei registri ospedalieri della zona.

  • Contatti telefonici: Le chiamate effettuate dall’autogrill verso utenze riconducibili alla madre hanno ulteriormente legato la presenza del giovane in Calabria agli orari del raid.

Le esigenze cautelari

Il giudice ha ravvisato il pericolo di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio, sottolineando come l’azione sia stata compiuta all’interno di un contesto organizzato con complici non ancora identificati. Tuttavia, accogliendo parzialmente le istanze della difesa, rappresentata dall’avvocato Pasquale Marzocchi, il tribunale ha ritenuto la misura dei domiciliari presso l’abitazione di Modugno (BA) sufficiente a garantire le esigenze di giustizia.

L’indagato, che si è avvalso della facoltà di non rispondere, avrà il divieto di comunicare con persone esterne al nucleo familiare convivente.

Redazione

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