Sarà l’udienza di merito del prossimo 22 aprile a definire i contorni giudiziari del maxi-appalto per la pulizia e sanificazione delle strutture dell’Azienda sanitaria provinciale (Asp) di Cosenza. Il Tribunale Amministrativo Regionale della Calabria ha infatti deciso di entrare nel vivo dell’esame di atti e delibere riguardanti l’affidamento di un servizio dal valore stimato di 39 milioni di euro per una durata di quattro anni (con opzione per il quinto).
La controversia legale
Al centro del contenzioso si trova il ricorso presentato dalla “Cns Servizi società cooperativa” di Bologna, precedente gestore del servizio nell’area nord della provincia. L’impresa emiliana, difesa dagli avvocati Oreste e Achille Morcavallo, contesta l’aggiudicazione della gara a favore del raggruppamento temporaneo di imprese (Rti) composto da Team Service arl e Snam Lazio Sud, società con sede a Roma.
Nonostante il Cns avesse richiesto una misura cautelare per sospendere il subentro delle imprese laziali, i giudici amministrativi hanno permesso il regolare avvio delle attività dal 1° gennaio scorso, rinviando ogni valutazione sulla legittimità della procedura alla fase decisionale di primavera.
I numeri del servizio
L’appalto è considerato uno dei più rilevanti per l’ASP bruzia, l’azienda sanitaria territorialmente più vasta della regione. Il servizio di sanificazione interessa una rete capillare di strutture, tra cui uffici, guardie mediche e i principali nosocomi di:
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Corigliano Rossano
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Paola e Cetraro
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Castrovillari
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Trebisacce
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San Giovanni in Fiore
Restano esclusi dal bando gli ospedali dell’Azienda ospedaliera di Cosenza (Annunziata, Mariano Santo) e il Santa Barbara di Rogliano.
Il ruolo dell’Anac e la difesa dell’Asp
La procedura di gara era già finita sotto la lente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac). Le verifiche dell’Authority si sono tuttavia concluse con un’archiviazione, non essendo emersi profili censurabili. Da parte sua, la commissione interna dell’Asp ha sempre rivendicato il rigore dei criteri di valutazione adottati, definendo l’iter di aggiudicazione come oggettivo e rispondente alla normativa vigente.
La parola passa ora ai magistrati di Catanzaro, chiamati a stabilire se i criteri di attribuzione dei punteggi siano stati applicati correttamente o se, come sostenuto dai ricorrenti, vi siano stati vizi tali da giustificare l’annullamento dell’affidamento.
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