L’annunciato incremento delle accise sul gasolio, inserito dal Governo nella nuova Legge di Bilancio, sta sollevando forti preoccupazioni in Calabria, regione che rischia di pagare il prezzo più alto a causa delle proprie fragilità infrastrutturali. Il provvedimento, che prevede un rialzo di circa 5 centesimi al litro, è stato duramente contestato da esponenti politici e sindacali, i quali paventano una drastica riduzione del potere d’acquisto per i cittadini.
Il nodo della mobilità regionale
La consigliera regionale del Partito Democratico, Rosellina Madeo, ha sottolineato come il rincaro non rappresenti solo un onere economico, ma un paradosso logistico. Secondo Madeo, l’assenza di un’efficace rete di Alta Velocità e le carenze del sistema stradale costringono i calabresi a un uso intensivo dell’auto privata, rendendo il carburante un bene di necessità primaria piuttosto che una scelta di consumo. La consigliera ha inoltre evidenziato la discrepanza tra le attuali manovre e le promesse elettorali del 2022 inerenti al taglio delle accise, sottolineando una criticità nella coerenza dell’azione governativa.
L’impatto sulla catena distributiva e sui salari
Alle critiche politiche si aggiungono quelle della CGIL Calabria. Il Segretario Generale, Gianfranco Trotta, ha tracciato uno scenario allarmante: l’aumento del costo del gasolio innescherà inevitabilmente un effetto domino sui costi di trasporto, traducendosi in un rincaro dei beni di prima necessità.
Il sindacato pone l’accento sulla fragilità strutturale dell’economia locale, citando dati Istat che vedono i salari calabresi inferiori del 22% rispetto alla media nazionale. In un contesto già segnato da precarietà lavorativa e pensioni minime, l’aumento dei costi logistici rischia di penalizzare ulteriormente il settore commerciale e la stabilità finanziaria dei nuclei familiari.
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