È battaglia legale sull’appalto quinquennale per i servizi di pulizia e sanificazione dei presidi sanitari, degli uffici e delle guardie mediche dell’Azienda sanitaria provinciale (Aps) di Cosenza. Al centro della controversia un bando dal valore complessivo di 39 milioni di euro, la cui gestione è destinata a passare, dal prossimo primo gennaio, dalla società cooperativa bolognese Cns al raggruppamento d’imprese romano Rti Team Service arl – Snam Lazio Sud.
Il ricorso amministrativo e la diffida
La società Cns, attuale gestore del servizio e classificatasi seconda in graduatoria, ha impugnato l’esito della gara davanti al Tar della Calabria. Attraverso i legali Oreste e Achille Morcavallo, la ricorrente contesta le valutazioni della commissione interna dell’Asp, chiedendo la sospensione immediata dell’aggiudicazione e la verifica della legittimità dell’intera procedura.
Nonostante il contenzioso pendente, l’Azienda Sanitaria ha disposto l’avvio delle attività per il nuovo gruppo aggiudicatario a partire dal nuovo anno. Tale decisione ha spinto i legali della Cns a presentare motivi aggiunti al ricorso e una formale diffida, preannunciando segnalazioni alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti qualora il passaggio di consegne non venga interrotto in attesa del pronunciamento dei giudici.
Lo scenario e il ruolo dell’Anac
L’esito della vertenza dipenderà dalle decisioni cautelari che il Tar assumerà nelle prossime ore. Due gli scenari possibili:
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Accoglimento dell’istanza: il servizio resterebbe in capo alla Cns in regime di proroga tecnica.
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Rigetto della sospensiva: la Rti subentrerebbe regolarmente il primo gennaio.
In ogni caso, la continuità del servizio di sanificazione nei presidi ospedalieri resta garantita per legge. Va sottolineato che sulla procedura si è già espressa l’Anac (Autorità nazionale anticorruzione), la quale, dopo i rilievi iniziali, ha proceduto all’archiviazione del fascicolo non riscontrando profili di censurabilità.
Il contesto politico
Sullo sfondo della vicenda tecnica emergono speculazioni di natura politica legate ai vertici della società aggiudicataria, riconducibile alla figura dell’imprenditore e senatore Claudio Lotito. Tuttavia, i rapporti istituzionali e parlamentari tra i rappresentanti politici del territorio e la proprietà del gruppo romano rimangono estranei ai profili di legittimità amministrativa oggetto del ricorso depositato al Tribunale Amministrativo.
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