Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza entra nella sua fase cruciale, ma i dati relativi alla Missione 6 (Salute) sollevano forti preoccupazioni sulla capacità dell’Italia di rispettare la scadenza di giugno 2026. A lanciare l’allerta è la Cgil, che attraverso un dettagliato monitoraggio curato dall’Area Stato Sociale, evidenzia una preoccupante inerzia nella spesa dei fondi stanziati per la sanità.
I numeri del monitoraggio: spesa al 31%
Secondo quanto dichiarato dalla segretaria confederale della Cgil, Daniela Barbaresi, la distanza tra gli obiettivi prefissati e lo stato attuale dei lavori è netta. Su un totale di 19,6 miliardi di euro (di cui 14,6 miliardi provenienti direttamente dal PNRR) destinati a oltre 10.000 progetti, a ottobre 2025 risultano spesi soltanto 6,1 miliardi.
«I dati parlano da soli: è stato erogato appena il 31,2% delle risorse disponibili», ha commentato Barbaresi, sottolineando come solo il 41,5% dei progetti complessivi risulti effettivamente completato. In questo contesto, il sindacato definisce “difficilmente credibile” il rispetto del cronoprogramma europeo senza un drastico cambio di passo immediato.
Il divario territoriale: il caso critico della Calabria
L’analisi sindacale pone l’accento sulle reti di prossimità e sull’assistenza territoriale, settori che mostrano le criticità maggiori. Un focus particolare riguarda la Calabria, dove l’attuazione finanziaria appare quasi paralizzata: i pagamenti effettuati si attestano infatti su una percentuale esigua, pari al 14,3%.
Ancora più emblematica è la situazione degli Ospedali di Comunità nella regione: stando ai dati della Cgil, dei venti interventi previsti e messi in cantiere, nessuno risulta ad oggi operativo.
L’appello per uno “scatto finale”
La Cgil contesta duramente le rassicurazioni fornite dall’Esecutivo, definendole prive di riscontri fattuali alla luce dei ritardi accumulati. Per Daniela Barbaresi, la sanità pubblica rischia di perdere un’occasione storica di ammodernamento e potenziamento territoriale. «Senza un energico scatto finale – conclude la nota – i progetti della Missione Salute rimarranno incompiuti, pregiudicando il diritto alla cura dei cittadini».
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