Con un segno rosso sulle guance, centinaia di persone hanno sfilato per le vie di Cosenza, trasformando le strade in un simbolo vivente di opposizione a ogni forma di violenza. Non sono stati i clamori a prevalere, ma i colori e, soprattutto, il silenzio.
Questo corteo, composto in larga parte da giovani e studenti, ha scelto la via della quiete come forma più potente di protesta. “Il silenzio,” affermano i ragazzi, “ha la capacità di gridare più di qualsiasi urlo lacerante.” È un modo per comunicare alla città che un cambiamento è ora più che mai urgente, soprattutto di fronte all’escalation di abusi, sopraffazioni e, tragicamente, femminicidi, che sono ormai “troppi da sopportare.”
Lungo il percorso, solo qualche frase è stata scandita al megafono, lasciando che fosse l’immagine collettiva – quel segno rosso sulla pelle – a parlare.
Insieme agli studenti, in prima linea, c’era anche la presidente della Fondazione “Roberta Lanzino”, Matilde Lanzino. L’instancabile Matilde ha fatto di un dolore lancinante – l’uccisione della figlia Roberta a soli 19 anni, il 26 luglio del 1988 – un impegno di vita, una battaglia costante affinché la violenza non distrugga altre esistenze. La sua presenza ha unito la memoria storica della lotta contro la violenza con l’urgenza della richiesta di cambiamento delle nuove generazioni.
Il corteo di Cosenza si è concluso come un monito silenzioso ma potentissimo: il tempo dell’indifferenza è finito, e la lotta per la dignità e il rispetto deve continuare ogni giorno
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