Economia sommersa, Calabria maglia nera: oltre 75mila lavoratori in nero

Nel 2023 il lavoro irregolare e le attività illegali hanno generato un giro d'affari da 217,5 miliardi: allarme Istat e MEF

L’economia italiana continua a fare i conti con una massiccia area di attività non dichiarate e illecite, che nel 2023 ha toccato la cifra record di 217,5 miliardi di euro, pari a oltre il 10% del PIL nazionale. A rivelarlo è l’ultimo report pubblicato dall’Istat, che analizza in dettaglio il sommerso economico e le attività illegali nel Paese.

Nel dettaglio, lavoro irregolare e sotto-dichiarazioni hanno generato 198 miliardi di euro, mentre le attività criminali – tra cui prostituzione, spaccio, contrabbando di tabacco e traffici illeciti – hanno inciso per altri 20 miliardi. Il numero dei lavoratori in nero è salito a 3,132 milioni, in aumento di 145mila unità rispetto al 2022.

La Calabria è la regione con la più alta incidenza dell’economia non osservata, che nel 2023 ha rappresentato il 20,1% del valore aggiunto regionale. Una realtà che emerge con forza anche dalla relazione annuale del Ministero dell’Economia e delle Finanze al Parlamento, che colloca la regione ai vertici delle classifiche nazionali per lavoro irregolare e redditi sotto-dichiarati.

Il settore più colpito è quello dei servizi e del commercio, dove la presenza di contratti irregolari, prestazioni occasionali e retribuzioni mascherate è particolarmente diffusa. In Calabria, come in Campania, Molise e Puglia – queste ultime con un’incidenza rispettivamente del 7,9% e dell’8,4% di valore aggiunto sotto-dichiarato – il ricorso al lavoro nero rappresenta una prassi consolidata, favorita da forme contrattuali flessibili spesso abusate e dalla debolezza del sistema ispettivo.

Secondo il Ministero dell’Economia, in Calabria le posizioni lavorative “fantasma” superano le 75mila unità, un dato che conferma la gravità del fenomeno e l’urgenza di rafforzare i controlli. Molti datori di lavoro ricorrono sistematicamente a pratiche elusive, eludendo gli obblighi previdenziali e fiscali, con forti ripercussioni sui diritti dei lavoratori, soprattutto stagionali, giovani e donne.

Anche l’evasione legata alle mance, agli affitti non dichiarati e alla manipolazione dei fatturati aziendali contribuisce ad alimentare il fenomeno del sommerso, rendendo difficile la tracciabilità delle transazioni e danneggiando il sistema economico e sociale.

L’economia sommersa non solo sottrae risorse alle casse pubbliche, ma contribuisce a mantenere sacche di sfruttamento e precarietà, ostacolando l’emersione del lavoro regolare. Gli esperti ribadiscono la necessità di politiche strutturali, incentivi alla regolarizzazione e rafforzamento dell’attività ispettiva, insieme a misure per il contrasto alle attività illegali, che continuano a produrre ricavi milionari al di fuori di ogni controllo istituzionale.

Redazione

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