In Calabria, la condizione giovanile sta attraversando una delle sue fasi più drammatiche. L’ascensore sociale è fermo, bloccato al piano terra da una combinazione di disoccupazione, precarietà, emigrazione e assenza di prospettive. Chi desidera costruirsi un futuro spesso non ha alternative: deve partire.
Il fenomeno dell’emigrazione giovanile assume, ormai, caratteristiche strutturali. I dati parlano chiaro: dal 2002 al 2025 la regione ha perso oltre 106.000 giovani tra 0 e 14 anni, un trend che si riflette in un preoccupante declino demografico. Anche nel 2023 il saldo migratorio dei laureati ha registrato un -42,2 per mille, segno di una fuga continua di capitale umano qualificato. Una perdita che non è solo numerica, ma soprattutto simbolica e culturale: la Calabria si svuota non solo di persone, ma di idee, energie, orizzonti.
La situazione occupazionale è altrettanto allarmante. Secondo il rapporto Bes 2025 dell’Istat, il tasso di mancata partecipazione al lavoro dei giovani è passato in un anno dal 56,3% al 58,2%. In altre parole, quasi sei giovani su dieci tra i 15 e i 29 anni non lavorano e non cercano nemmeno un impiego. Nello stesso periodo, l’occupazione giovanile è scesa al 18,5%. E sebbene il tasso di Neet sia calato leggermente (dal 27,2% al 26,2%), resta il più alto d’Italia e tra i peggiori d’Europa.
Quando c’è lavoro, spesso si tratta di impieghi mal retribuiti, discontinui e privi di tutele. La retribuzione media annua, seppur in lieve crescita, è di appena 15.350 euro: un valore insufficiente a garantire indipendenza e stabilità, soprattutto in un contesto dove il costo della vita e l’offerta abitativa non sono proporzionali alle retribuzioni.
Anche il sistema educativo non offre gli strumenti per invertire la rotta. I dati Invalsi 2024 rivelano che oltre il 61% degli studenti calabresi di terza media non raggiunge competenze numeriche minime, mentre più del 50% non possiede competenze alfabetiche adeguate. In un mondo dominato da parole e numeri, restare indietro nell’apprendimento equivale a restare fuori dal futuro.
Le carenze si estendono anche alla formazione continua degli adulti, dove la Calabria registra un tasso di partecipazione del 7,2%, tra i più bassi del Paese. Tra i laureati dai 25 ai 39 anni, solo il 25,5% prende parte a percorsi formativi post-universitari, segnale evidente di un sistema incapace di incentivare il miglioramento professionale.
Il quadro si completa con un progressivo disinteresse giovanile verso la politica e la vita pubblica. Nel 2024 solo il 28,3% degli amministratori comunali calabresi aveva meno di 40 anni, in calo rispetto all’anno precedente. Il ricambio generazionale non avviene, e il potere resta concentrato in mani anziane, senza che si trasmetta una visione rinnovata.
In questo contesto, anche le promesse politiche rischiano di restare parole vuote. Come il “reddito di merito” proposto in campagna elettorale dal presidente Occhiuto, destinato ai migliori studenti universitari (con media del 27), ma mai realmente attivato. Un’iniziativa che, almeno nelle intenzioni, avrebbe potuto rappresentare una risposta concreta alla fuga di cervelli, ma che al momento rimane una buona intenzione disattesa.
Seguici su
Aggiungi cosenzatomorrow.it alle tue fonti preferite e ricevi i nostri contenuti in cima ai risultati di ricerca.