Cos’è davvero il clown? Cosa lo rende così magnetico e universale? A queste domande cerca di rispondere “Il Gioco, l’Ascolto, il Clown”, il seminario residenziale intensivo di I livello condotto da Willy the Clown – Antonio Villella, in corso dal 7 al 12 ottobre a Belmonte Calabro, negli spazi dell’Ex Convento, centro culturale diretto dal pedagogo e attore Stefano Cuzzocrea.
Il progetto propone sei giorni di ricerca e formazione intensiva sulla figura del clown, non come personaggio comico da palcoscenico, ma come stato energetico, dinamico e trasformativo, capace di connettere in modo profondo l’essere umano con sé stesso e con il pubblico. “Il clown esiste e crea con il pubblico, non per il pubblico”, spiega Villella, sintetizzando il cuore del suo approccio pedagogico.
Durante la residenza, ospitata in uno dei luoghi più evocativi del borgo cosentino – tra una sala teatrale che evoca il ventre di una balena, una chiesa seicentesca e un portico immerso nel verde – si alternano momenti di training, improvvisazione e ricerca. L’obiettivo è esplorare quella che Villella definisce la “dinamica clownesca”, un territorio in cui dramma e gioco si fondono, dando vita a un processo di ascolto, relazione e trasformazione.
La restituzione pubblica del laboratorio si terrà domenica 12 ottobre a partire dalle ore 18:00, sempre all’Ex Convento. Sarà un momento aperto alla comunità, un’occasione per condividere il percorso con il pubblico e abbattere la distanza tra scena e platea. In programma le dimostrazioni individuali dei partecipanti, ognuna della durata di circa 15 minuti: sei performance nella prima parte (18:00 – 19:30), seguite da un aperitivo conviviale, e altre cinque nella seconda parte (dalle 20:00 alle 21:15). Villella interverrà nel corso delle dimostrazioni, guidando e raccontando i momenti attraverso il suo personaggio, Willy.
Torinese, attivo dal 1998, Antonio Villella ha una lunga esperienza nel teatro e nella pedagogia. Dopo aver fondato Viartisti Teatro e Crab Teatro, è stato tra i promotori del Torino Fringe Festival e ha vissuto a Berlino dal 2016, portando avanti un’indagine artistica che unisce ricerca sul clown, performance contemporanea e pedagogia teatrale.
A Belmonte ha già curato le residenze creative di “Disabitate” e “Ricomporre i passi”, all’interno del progetto “Teatro Abitato”. Quest’anno torna con una proposta che punta a svelare il clown non come maschera comica, ma come voce profonda dell’essere umano, capace di dare corpo a fragilità, contraddizioni e urgenze interiori.
“Non si tratta di far ridere – dice Villella – ma di andare a vedere dove si nasconde il nostro dramma, la nostra questione, e di giocarci e ascoltarlo. Dall’ascolto nascerà una relazione. E la relazione è il terreno dove il clown vive, o meglio, non dorme mai.”
Attraverso questo processo, il clown diventa un ponte vivo tra performer e spettatore, una forza relazionale che travalica il numero comico per approdare a un teatro autentico, vulnerabile e vitale. Un invito a riscoprire, attraverso il gioco e l’ascolto, quel nucleo originario che ci rende umani.
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