Reddito di dignità, Tridico lancia la sfida per una Calabria senza sfruttamento

Il candidato del Centrosinistra denuncia le condizioni di lavoro nella regione e propone una misura per contrastare precarietà e umiliazioni: "Non è solo una scelta politica, è una scelta di civiltà"

“Due euro l’ora non è lavoro, è sfruttamento”. Con queste parole forti, Pasquale Tridico, economista ed ex presidente dell’INPS, oggi candidato del Centrosinistra alla presidenza della Regione Calabria, ha acceso i riflettori su una delle piaghe più gravi che affliggono il territorio: la precarietà occupazionale.

La denuncia parte da un caso concreto, quello di una donna di 57 anni che, nonostante l’esperienza maturata nel tempo, si è vista offrire soltanto due proposte di lavoro per un compenso irrisorio. Un’esperienza che, secondo Tridico, non rappresenta un’eccezione ma piuttosto la regola per molti calabresi: uomini e donne che, nonostante competenze e anni di attività, vengono sistematicamente esclusi dal mercato o costretti ad accettare condizioni di impiego degradanti.

Tridico sottolinea come questa situazione abbia radici profonde in un sistema che penalizza l’esperienza e alimenta la rassegnazione. “È il segno di un sistema che non funziona”, ha dichiarato, facendo riferimento a un contesto in cui il lavoro viene spesso trattato come merce usa e getta, contribuendo all’abbandono del territorio e all’aumento dell’emigrazione.

La sua proposta per invertire la rotta è chiara: istituire un Reddito di dignità, una misura pensata per tutelare i lavoratori più vulnerabili e garantire una soglia minima di sicurezza economica, consentendo così ai cittadini di rifiutare lavori sottopagati e non dignitosi.

Secondo Tridico, il reddito di dignità non è un incentivo all’inattività, ma uno strumento di libertà: “Significa pagare il giusto, riconoscere le competenze, permettere a chi ha 57 anni di non sentirsi invisibile”.

La visione del candidato si scontra apertamente con una realtà regionale fatta di abusi sistematici, promesse disattese e marginalizzazione sociale. Per questo, Tridico invita a considerare il voto del 5 e 6 ottobre non solo come un appuntamento elettorale, ma come una scelta di campo tra continuità e cambiamento, tra un modello che tollera lo sfruttamento e uno che mira alla valorizzazione della persona.

“Questa terra può e deve cambiare”, ha affermato con decisione, puntando su un programma che mette al centro la dignità del lavoro e la giustizia sociale. Un messaggio chiaro rivolto a chi, ogni giorno, si trova costretto a lottare per un diritto fondamentale: quello di lavorare senza essere umiliato.

Redazione

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