A Cosenza torna al centro del dibattito il tema del degrado urbano e delle aree dismesse, con il Comitato Spontaneo Piazza Spirito Santo che rinnova le proprie accuse contro le istituzioni locali e regionali. Dopo l’ennesima denuncia pubblica, resta il silenzio da parte degli enti competenti, chiamati in causa senza però fornire risposte concrete.
Uno dei casi più emblematici riguarda l’ex stabilimento Mancuso e Ferro, un tempo fiore all’occhiello dell’industria cittadina con oltre 300 operai impiegati. Oggi l’area versa in condizioni di totale abbandono, ridotta a un ammasso di detriti e rottami che, secondo il Comitato, rappresentano un rischio per la salute pubblica e una ferita aperta per la memoria storica della città. La questione era stata sollevata già a luglio con un appello rivolto al proprietario del sito, all’Azienda Sanitaria Provinciale, alla Regione Calabria e agli enti preposti alla tutela del decoro urbano.
Non meno grave, secondo i cittadini, è lo stato dell’ex istituto ITC Serra, situato nel rione Massa in via Donato Bendicenti. Il Comitato ha avanzato una proposta di riqualificazione, suggerendo di destinare l’immobile a uffici comunali o dell’ASP, così da ridurre i costi di locazione che l’azienda sanitaria affronta annualmente. Un recupero che, oltre a garantire un uso utile della struttura, potrebbe generare nuove opportunità economiche per un’area che vive grandi difficoltà.
Tuttavia, le proposte non hanno trovato ascolto. Nessuna risposta formale, nessun impegno assunto. Una situazione che, per il Comitato, conferma la distanza delle istituzioni dalle esigenze reali della comunità. “Il silenzio assordante delle istituzioni – si legge nella nota – dimostra quanto poco importi a chi governa la sorte dei cittadini e del territorio”.
Di fronte a questa mancanza di dialogo, i membri del Comitato preannunciano che sarà la cittadinanza stessa a far sentire la propria voce nelle urne. “Se le istituzioni ignorano i cittadini, saranno i cittadini a ignorare chi ha scelto di restare indifferente”, avvertono.
La mobilitazione non si ferma qui: gli attivisti hanno ribadito l’impegno a continuare le denunce pubbliche, sottolineando come la pazienza della popolazione sia ormai al limite. “Cosenza non merita l’abbandono. I cittadini non meritano il silenzio”, conclude la nota, che rilancia il dibattito sulla necessità di politiche più attente al recupero del patrimonio urbano e al rilancio sociale ed economico della città.
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