L’inchiesta sull’intossicazione da botulino che ha colpito Diamante ad agosto continua a tenere alta l’attenzione della Procura di Paola. Il procuratore capo, Domenico Fiordalisi, ha disposto ulteriori approfondimenti investigativi, in particolare sugli esiti dei controlli condotti dall’Asp di Salerno nello stabilimento dell’azienda conserviera di Scafati, produttrice dei friarielli sott’olio finiti sotto accusa.
Il caso era esploso nelle prime settimane di agosto, quando due persone erano decedute e altre venti erano state ricoverate con sintomi compatibili con intossicazione da Clostridium botulinum, a seguito del consumo di conserve vegetali. I prodotti, commercializzati come specialità alimentari artigianali, sono attualmente al centro di accertamenti mirati da parte delle autorità sanitarie e giudiziarie.
Secondo quanto emerso da fonti investigative, la documentazione acquisita nelle ultime ore confermerebbe gravi irregolarità nelle procedure igienico-sanitarie dell’azienda. In particolare, gli ispettori dell’Asp avrebbero riscontrato “non conformità significative” nei sistemi di autocontrollo e nella gestione delle attrezzature e degli ambienti di lavorazione.
Le criticità riscontrate
Dagli atti risulta che le materie prime venivano stoccate in un’area esterna esposta agli agenti atmosferici, senza che fosse documentata una separazione tra prodotti propri e semilavorati di terzi durante le fasi successive di lavorazione. Questa pratica, secondo gli inquirenti, potrebbe aver favorito una contaminazione biologica.
Un altro elemento di rilievo riguarda l’assenza di documentazione relativa al dosaggio e alla misurazione delle soluzioni usate per acidificare le verdure, fase cruciale per prevenire la proliferazione del batterio responsabile del botulismo. Inoltre, non sarebbe stato monitorato correttamente il trattamento termico delle materie prime, altra misura fondamentale per garantire la sicurezza alimentare.
Tra le anomalie riscontrate, emerge anche che il prodotto finito veniva conservato in locali non conformi agli standard igienici e privi di dispositivi contro gli infestanti, elementi che, nel loro complesso, delineano un quadro allarmante sulla gestione dello stabilimento.
Inchiesta ancora aperta
Il fascicolo resta formalmente aperto e le indagini proseguono. La Procura intende ora valutare eventuali responsabilità penali a carico dei titolari o dei responsabili della sicurezza alimentare dell’impresa. Gli approfondimenti, spiegano fonti vicine al caso, saranno fondamentali per chiarire se vi siano stati comportamenti omissivi o violazioni delle norme igienico-sanitarie che abbiano contribuito al grave episodio di intossicazione.
Nel frattempo, i controlli sulle conserve vegetali e sui processi produttivi delle aziende del settore sono stati intensificati, con l’obiettivo di prevenire ulteriori rischi per la salute pubblica.
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