Un’operazione di perquisizione straordinaria all’interno del carcere di via Popilia, a Cosenza, ha portato al sequestro di 23 telefoni cellulari (e non 50, come inizialmente comunicato) e di una significativa quantità di sostanze stupefacenti, confermando l’allerta sul fronte della sicurezza penitenziaria. A sottolineare il valore del risultato operativo, sono intervenute le principali sigle sindacali del settore, elogiando il lavoro del personale di Polizia penitenziaria, svolto in condizioni operative tutt’altro che semplici.
Il sindacato USPP, con il segretario regionale Federico Giorgio e il vicario Walter Campagna, ha parlato di una “brillante operazione” e ha voluto porre l’accento sul lavoro costante e professionale degli agenti in servizio presso l’Istituto cosentino. «Non possiamo esimerci dall’elogiare l’impegno profuso quotidianamente dal personale, nonostante la grave carenza di agenti e le difficoltà strutturali», hanno dichiarato i rappresentanti sindacali.
Secondo l’USPP, la riuscita dell’operazione non è soltanto frutto di un’azione investigativa efficace, ma rappresenta anche la prova tangibile della dedizione e della professionalità degli agenti, spesso costretti a operare con risorse insufficienti. Un riconoscimento particolare è stato rivolto alla catena di comando, al direttore dell’Istituto, Maria Luisa Mendicino, e al comandante del reparto, Agostino Sestino, che – secondo i sindacati – meriterebbero un maggiore supporto in termini di risorse e personale.
A intervenire sul caso anche il segretario provinciale della Fns Cisl di Cosenza, Giuseppe Severino, che ha ribadito il valore della sinergia tra la direzione e il comando del reparto, definendo l’operazione «una risposta concreta al tentativo di introdurre strumenti illeciti all’interno del carcere, contribuendo a ripristinare condizioni di maggiore sicurezza».
Severino ha inoltre precisato che i telefoni effettivamente sequestrati sono 23 e non 50, ma ha tenuto a sottolineare che la portata dell’operazione resta significativa, proprio in considerazione delle condizioni operative del personale. Molti agenti avrebbero rinunciato a ferie e riposi, confermando un forte senso del dovere e uno straordinario attaccamento al servizio.
I sindacati hanno infine ricordato come, in occasione di una recente visita della Camera penale, sia stato evidenziato che il personale di Polizia penitenziaria rappresenta spesso l’unico baluardo dello Stato di diritto all’interno delle strutture detentive. Un ruolo che diventa ancora più centrale quando le carenze organizzative e logistiche rischiano di compromettere la sicurezza e il rispetto delle regole.
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