L’ospedale spoke di Cetraro-Paola è l’ultimo, in ordine di tempo, a fare i conti con l’improvvisa partenza dei medici cubani, reclutati nei mesi scorsi dall’ex presidente Roberto Occhiuto per colmare il cronico deficit di personale sanitario nella rete ospedaliera calabrese. Un’emorragia silenziosa ma costante, che si è già manifestata in altre strutture della regione, da Vibo Valentia a Polistena, passando per Lamezia Terme.
Alla base di questa fuga potrebbe esserci l’imminente scadenza della convenzione siglata tra il governo della Regione Calabria e quello cubano. Un accordo che aveva permesso l’inserimento temporaneo di professionisti caraibici nelle corsie degli ospedali calabresi, ma che ora appare sempre più precario. La mancanza di certezze sul futuro e il timore di un rimpatrio forzato verso Cuba, dove le condizioni economiche e sociali risultano ben più difficili rispetto a quelle europee, starebbero spingendo molti di questi sanitari a cercare alternative più stabili.
Alcuni medici, secondo quanto riportato da fonti interne agli ospedali, avrebbero abbandonato il servizio senza preavviso, lasciando dietro di sé solo un messaggio informale. Le destinazioni? Strutture sanitarie private italiane oppure cliniche di altri Paesi dell’Unione europea, dove le condizioni contrattuali risultano spesso più favorevoli e la permanenza garantisce maggiori prospettive di stabilità.
Il caso di Cetraro-Paola non è isolato ma rappresenta un ulteriore campanello d’allarme per il sistema sanitario calabrese, già messo a dura prova dalla carenza cronica di medici e infermieri. Il ricorso a personale straniero era stato concepito come una soluzione tampone, ma la gestione delle convenzioni e l’assenza di percorsi di integrazione reale stanno evidenziando tutti i limiti di questa strategia.
Il rischio concreto è che la Calabria si ritrovi nuovamente senza figure chiave per garantire l’assistenza sanitaria di base, soprattutto nelle aree interne e nei presidi più periferici. Un problema che richiama l’attenzione sulla necessità di interventi strutturali, a partire da piani di assunzione stabili e da una riorganizzazione efficace del sistema ospedaliero.
Intanto, i cittadini si trovano di nuovo a fare i conti con reparti sguarniti, visite rimandate e prestazioni ridotte, mentre la fuga silenziosa dei camici bianchi cubani continua a sollevare interrogativi sul futuro della sanità pubblica regionale.
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