Cosenza, nuovi sequestri di droga e smartphone nel carcere “Sergio Cosmai”

Durante una perquisizione rinvenuti cinquanta telefoni e sessanta grammi di stupefacenti. Il Sappe chiede il cambio dei vertici

Ancora una perquisizione, ancora un sequestro. Il carcere “Sergio Cosmai” di Cosenza è tornato al centro dell’attenzione dopo l’ennesimo rinvenimento di droga e telefoni cellulari. Durante un controllo effettuato nella mattinata di ieri dalla polizia penitenziaria, gli agenti hanno scoperto cinquanta smartphone e circa sessanta grammi di sostanze stupefacenti, suddivise equamente tra hashish e cocaina.

I dispositivi e la droga erano stati nascosti con cura in alcune celle e nelle aree comuni della struttura, a conferma di una dinamica ormai ricorrente all’interno del penitenziario cosentino. Una routine preoccupante, che mette in discussione l’efficacia dei sistemi di sicurezza adottati e alimenta sospetti già da tempo sollevati dalle organizzazioni sindacali di categoria.

Il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe), per voce di Giovanni Battista Durante e Francesco Ciccone, rispettivamente segretario generale aggiunto e segretario regionale, ha espresso forti critiche alla gestione della casa circondariale, parlando apertamente di “condizioni di sicurezza inadeguate” e “abbandono del personale”.

I rappresentanti del Sappe hanno sottolineato che i sospetti manifestati da tempo trovano ora piena conferma: gli accessi non autorizzati, la presenza costante di droga e strumenti di comunicazione illeciti, nonché tentativi di evasione – alcuni dei quali riusciti – testimoniano un sistema permeabile e facilmente aggirabile, che ha perso il controllo su aspetti fondamentali della detenzione.

Già in passato si erano verificati episodi simili, non solo nel carcere di Cosenza ma anche in quelli di Paola, Rossano e Castrovillari, dove si era assistito a ingressi illeciti tramite droni, palloni da calcio modificati e pacchi lanciati oltre le mura. Un vero e proprio sistema parallelo che consente ai detenuti di mantenere contatti con l’esterno, talvolta con familiari, altre con soggetti appartenenti a contesti criminali.

Secondo il Sappe, l’inefficienza gestionale e l’assenza di un controllo strutturato hanno portato a una situazione di pericolosa normalizzazione, dove l’illegalità si insinua con una facilità sconcertante. Da qui la richiesta urgente di un cambio ai vertici dell’istituto penitenziario cosentino, ritenuti non più in grado di garantire l’ordine e la sicurezza della struttura, né di mantenere un dialogo costruttivo con il personale.

I sequestri di ieri, per quanto significativi, rappresentano solo la punta dell’iceberg di un fenomeno ben più ampio, che richiede risposte immediate da parte delle autorità penitenziarie e del Ministero della Giustizia. Una situazione che non può più essere tollerata e che mette a rischio non solo l’operato della polizia penitenziaria, ma anche la credibilità dell’intero sistema detentivo.

Redazione

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