Occhiuto indagato per corruzione, poi le dimissioni: una mossa calcolata?

L’inchiesta della Procura di Catanzaro coinvolge l’ex socio del governatore e diversi nomi legati alla politica e agli affari pubblici

Una vicenda giudiziaria che si intreccia con la politica e culmina in una decisione clamorosa: le dimissioni di Roberto Occhiuto da presidente della Regione Calabria. Due date segnano l’inizio di questo percorso a ostacoli: venerdì 6 giugno, quando il governatore riceve un avviso di garanzia per ipotesi di corruzione, e mercoledì 12 giugno, giorno in cui è lui stesso a rendere pubblica la notizia tramite un video sui social.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti della Procura di Catanzaro, l’indagine si concentra su rapporti economici opachi tra sfera privata e incarichi pubblici, con particolare attenzione alle relazioni tra Occhiuto e Paolo Posteraro, ex manager della società di trasporti Amaco di Cosenza ed ex socio in affari del presidente. Attualmente, Posteraro è a capo della segreteria della sottosegretaria Matilde Siracusano, compagna dello stesso Occhiuto.

Il fulcro dell’inchiesta è il 2024, anno in cui emergono i primi elementi sospetti, legati a passaggi di quote societarie che vedono coinvolto anche Ernesto Ferraro, fino a poco tempo fa amministratore unico di Ferrovie della Calabria. Ma il vero salto investigativo si verifica a fine giugno, con una nuova informativa della Guardia di Finanza depositata in Procura il 26 giugno.

Le intercettazioni ambientali e telefoniche tracciano il ruolo centrale di Antonino Daffinà, sub commissario per la depurazione calabrese e indicato come “il consulente di Occhiuto” per la valutazione delle quote societarie in discussione. Il suo nome compare in diversi contesti: dalle richieste di nomine politiche alle gare d’appalto fino agli incarichi retribuiti, in un intreccio che, secondo gli inquirenti, lo posizionerebbe come figura chiave di un sistema decisionale parallelo.

Lo stesso Occhiuto ha scelto di presentarsi in Procura il 23 luglio, su sua richiesta, per fornire chiarimenti. All’uscita dall’interrogatorio ha dichiarato di confidare in una prossima archiviazione, minimizzando l’impatto dell’indagine. Ma la decisione di dimettersi, arrivata pochi giorni dopo, lascia spazio a molte interpretazioni.

Un gesto istituzionale o una mossa strategica? Per molti osservatori si tratterebbe di un’azione pianificata: una “mossa del cavallo”, come è stata definita, per rilanciare la propria figura politica attraverso il ritorno alle urne, puntando su una nuova legittimazione popolare e tentando di disorientare un’opposizione ancora in cerca di equilibrio.

Dopo quattro anni di governo caratterizzati da un approccio centralizzante e decisionista, Occhiuto avrebbe scelto un azzardo consapevole, in linea con uno stile politico sempre proiettato sulla gestione personale del potere e sulla costruzione dell’immagine pubblica. Ma con l’inchiesta ancora aperta, il finale della storia resta tutto da scrivere, tra risvolti giudiziari e un futuro elettorale che si annuncia incandescente.

Redazione

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