L’inflazione continua a mostrare il suo volto più preoccupante, soprattutto nel settore sanitario. Secondo i dati rielaborati dall’Ufficio studi dell’Unione Nazionale Consumatori e diffusi dall’Istat, la Calabria si conferma come la regione più colpita, con un incremento del 3,4% nei costi relativi ai servizi sanitari, tra cui visite mediche, farmaci, ricoveri ospedalieri e cure specialistiche. La Puglia segue al secondo posto con un rincaro del 2,6%, mentre la media nazionale si attesta su un più modesto +1,4%.
Questi aumenti sono una spia di un fenomeno che sta erodendo progressivamente il potere d’acquisto delle famiglie, poiché i servizi sanitari, considerati essenziali, diventano sempre più costosi. La crescente disparità tra le diverse regioni non è l’unico problema: l’aumento dei costi sanitari amplifica anche i divari sociali, penalizzando maggiormente le fasce più vulnerabili della popolazione.
Particolarmente preoccupante è la situazione nella città di Cosenza, che risulta la più cara in Italia per i servizi sanitari, con un incremento del 6,1%, ben al di sopra della media nazionale. A seguire, Catanzaro registra un aumento del 1,4%, mentre Reggio Calabria è la più contenuta, con un rincaro dell’1%.
Questi aumenti rischiano di pesare ancora di più sulle famiglie, in un periodo già difficile per l’economia, e potrebbero causare un ulteriore allargamento delle disuguaglianze socioeconomiche, non solo tra diverse aree geografiche ma anche all’interno delle stesse comunità.
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